La verifica della tesi sul “Conte-bis”

Carlo De Benedetti non è di certo fra i miei pensatori di riferimento. Potrei anche aggiungere, se questo avesse senso per il discorso che sto per fare, che da tempo, ben prima che lui vendesse, avevo smesso di leggere Repubblica e di certo ci sono poche possibilità che io corra in edicola a comprare Domani, per quanto faccia i miei migliori auguri di buona riuscita all’iniziativa e abbia accolto con piacere la nascita di un nuovo giornale. Detto ciò, quando l’ingegnere-editore dice, come ha fatto martedì scorso durante la trasmissione Otto e mezzo, su La7, che la tesi per cui il “Conte-bis” avrebbe arginato la destra sovranista, e per questo fu voluto e sostenuto dal Pd, sarà nei fatti verificata domenica e lunedì prossimi, non sbaglia e io concordo con lui.

Da un anno a questa parte, a qualunque obiezione circa le decisioni del Governo, la risposta che viene data dai suoi sostenitori è: «vorresti che vincessero Salvini e la Meloni? Proprio per fermarli è nato il governo M5S-Pd». Che è, appunto, una tesi in attesa di verifica (alla quale, in modo stucchevole e per fortuna proveniente solo da piccole frange di cheerleaders e hooligans, se ne è aggiunta un’altra da febbraio in poi, «sarai mica un negazionista?», che mette la sordina a qualsiasi possibile critica politica in ragione della crisi sanitaria, e che sarebbe tralasciabile, se non fosse orribilmente fastidiosa). Fra due, tre giorni, un primo test, per quanto parziale, lo avremo. E no, non sto parlando del referendum, ma delle regionali: si voterà in Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto. Oggi, delle sei regioni a Statuto ordinario, due sono governate dal centro-destra, Liguria e Veneto, le altre quattro dal centro-sinistra. In Valle d’Aosta, dove non c’è l’elezione diretta del presidente, il consiglio uscente è composto in maggioranza da esponenti dei partiti autonomisti e della Lega, con solo quattro consiglieri grillini e nessuno del Pd. Dopo lunedì, vedremo quali saranno i nuovi equilibri e se davvero la crescita delle destre si sarà arrestata per effetto delle azioni dell’esecutivo giallo-rosso.   

Io, ovviamente, mi auguro che i sostenitori della tesi di cui poco prima abbiano ragione, e che quindi, martedì mattina, ci sveglieremo con il centro-destra ancora in minoranza nella maggior parte dei consigli che col prossimo voto saranno rinnovati. Se così non fosse, se addirittura feudi come le Marche, in cui il centro-sinistra governa dalla fine della cosiddetta “prima Repubblica”, o persino la Toscana, in cui a destra non si è mai toccato il boccino da che è stata istituita l’amministrazione regionale, dovessero non veder confermate le coalizioni e i partiti uscenti, qualche domanda sull’effettiva efficacia della formula trovata dopo i fasti per il leghista infausti del Papete bisognerà pure farsela, non credete?

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