Fermiamo e isoliamo chi semina e coltiva quel veleno

Fu Martin Luther King jr a insegnarci che le nostre vite iniziano a finire quando cominciamo a tacere sulle cose che contano. E aveva ragione. Tremendamente ragione. Per questo, per quanto già se ne sia parlato, è giusto ancora e ancora cercare di dire qualcosa e provare a capire e aiutare a comprendere quello che sta succedendo, partendo da quanto, tristemente, è già successo. A Colleferro, vicino Roma, è stato ucciso un ragazzo di 21 anni, Willy Monteiro Duarte, picchiato a sangue e lasciato agonizzante a terra da altri quattro ragazzi, con troppa forza per le loro insensate volontà.

La perdita di Willy è una tragedia immensa per questo Paese, oltre a essere un dolore infinito per la sua famiglia e per chi, conoscendolo, gli ha voluto bene. Il fatto che a determinarla, a causarla in quel modo orribile siano stati altri giovani aggiunge ulteriore mestizia al grande sconforto che non possiamo non provare. Di più: molti dei commenti che intorno alla vicenda si sono letti e si continuano a leggere danno la misura di quanto siano perdutamente andate larghe fasce della nostra società. Spero non irreparabilmente, ma è un dato su cui è necessario e urgente iniziare a confrontarsi, prima che sia troppo tardi, prima di piangere ancora troppe vite per troppa ingiustizia, per soprusi e violenze.

C’entra la logica del branco, un certo mito del maschio dominante, una sub-cultura fascista eterna e c’entra il razzismo; c’entrano tutte queste cose, e altre ancora. Perché se queste sono endemiche allo stato di latenza, va tenuto presente che si manifestano di più ed esplodono in particolari contesti della storia di questo Paese. Non ho soluzioni adesso e non ne immagino di facilmente attuabili in un domani prossimo; nondimeno temo quello che può succedere, se le condizioni di quei contesti si dovessero presentare con maggiore forza, cosa che potrebbe verificarsi a breve, qualora lo stato difficile dell’economia non si risollevasse e le sue ricadute e immediate conseguenze su determinati strati sociali inasprirebbero quei sentimenti di odio e cieca voglia di rivalsa che possono facilmente cedere alla seduzione di individuare un nemico a portata di rancore, per scaricargli addosso la rabbia per tutte le difficoltà patite.

E soprattutto se alcuni pericolosi e interessati stregoni su questa eventualità continueranno a scommettere i loro destini politici, aizzando e tenendo sempre vivo e acceso quel furore irrazionale, incuranti delle conseguenze diffuse di questo agire, cinicamente devoti esclusivamente al tornaconto a cui mirano e spietatamente efficienti e indefessi in questo lavoro di semina e coltivazione d’un veleno potenzialmente letale per tutti.

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