Temo che il rifiuto sia per i mediatori. In generale

Disintermediazione, rifiuto dei corpi intermedi, partecipazione diretta; quante di queste parole abbiamo sentito, e usato, per definire non pochi aspetti dell’epoca che stiamo vivendo? Ebbene, pur avendone abusato spesso anch’io, mi vado da un po’ convincendo che la questione non sia così articolata, che non sia tanto la ripulsa verso le forme dell’organizzazione della mediazione, quanto, più semplicemente, e più umanamente, oserei dire, nei confronti dei mediatori. Tutti e di per sé stessi considerati.

Se possibile, questo lungo isolamento, ha accentuato il fenomeno. Dobbiamo prenotare una vacanza, per ricaricarci dello stress accumulati in questi lunghi mesi di tensione? Tenderemo a farlo online e non tanto per il rispetto di quell’orribile ossimoro che è il distanziamento sociale, quanto per non dover per forza fissare gli occhi dell’agente che ci guarda, mentre chiediamo di risparmiare qualcosa, per le ristrette post pandemia, o, ancor di più, prenotiamo un posto esotico per ferie lunghissime, perché in fondo, non siamo tra quelli economicamente falcidiati dal lockdown. Per comprare quella giacca che ci piace, non disdegniamo il negozio virtuale, lontano da commessi a giudicare come ci cada sui fianchi un po’ troppo adiposi per il poco movimento. E cosa trovare di meglio del configuratore sul sito della marca preferita, per un preventivo dell’auto a cui stiamo pensando in vista di possibili contributi per la rottamazione, così da non dare l’impressione al venditore d’interessarci a un prodotto che non ci possiamo permettere.

La diffidenza, e la lontananza, per partiti e sindacati, a questo punto e in una tale ottica, immagino sia conseguenza di quel sentire, e non figlia di questi periodi di virtualità imposta e diffusa. Per quanto è tutto da dimostrare che si sia davvero in un approccio im-mediato se invece che a un mediatore in carne e ossa ci si affidi a un’app, ritengo che non sia lontano dal reale un simile modo di leggere quanto accada. Più che altro, la domanda è sul perché ciò succeda e con tale frequenza e diffusione.

Al di là, infatti, delle ragioni economiche e di riservatezza, che spiegano solo la parte “acquirente” di un comportamento siffatto, rimane aperta e intatta la discussione sul motivo tanto forte da spingere tutti noi, in misure differenti, a far a meno dei mediatori, a escludere a priori che ci si possa avvalere del consiglio, dell’esperienza e quindi della competenza di qualcun altro per la risoluzione di un nostro problema o per far fronte a una nostra esigenza (per quanto ciò abbia apparentemente trovato una parentesi di sentimento contrario, in queste settimane di paura da contagio e della malattia). E credo sia qui, nel pormi la domanda, il suggerimento della risposta.

La competenza, infatti, è tutta e sempre da dimostrare. E spesso, alla prova, è tutt’altro che dimostrata. Se nel prenotarmi volo e albergo, l’addetto dell’agenzia viaggi mi propone quello che ho già trovato da solo, e a prezzi più alti, per giunta, perché dovrei affidarmi a lui? Faccio direttamente e faccio prima e con minor spessa. Se la senatrice o il deputato, ascoltandoli parlare, ne sanno, su molti argomenti, meno di quello che potrei saperne io sugli stessi, perché delegare a loro scelte e persino rappresentanza?

Io sono per la democrazia rappresentativa, certo. Ma sono pur sempre in minoranza.

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