La sintesi. Ovvero dei governanti e della voglia d’impartir lezioni

«Ma è la sintesi di queste settimane: “sceriffi al potere”. Dal premier col Dpcm facile ai sindaci, passando per i governatori col “lanciafiamme”». Commenta così, il mio amico Piero Quarto, un mio post in cui, prendendo spunto dall’articolo in proposito fatto dalla Stampa, nell’edizione online dello scorso 28 maggio, parlavo dell’ordinanza del presidente della Regione Piemonte sull’obbligo delle mascherine anche all’aperto, in vigore da venerdì, per il weekend e fino a domani, cioè ponte del 2 giugno compreso. E siccome molte volte, per lavoro, ha dato titoli ai miei pezzi, oggi, per piacere, uso le sue parole per far da titolo a questo.

Riportava, dicevo, il quotidiano torinese come il presidente avrebbe commentato la decisione assunta con un laconico: «Era necessario, dopo le scene degli ultimi giorni». Il riferimento, chiaro, era ai ragazzi della movida torinese in San Salvario e alle persone, sempre nel capoluogo piemontese, schierate lungo via Po, piazza Vittorio e fin sulle gradinate della Gran Madre, rapite dallo spettacolo delle Frecce tricolori. Nemmeno la patria dimostrazione di gratitudine verso gli organizzatori dello spettacolo aereo acrobatico ha messo al riparo gli astanti dalla censura governativa. Censura che, puntualmente è arrivata, con tanto di penitenza da scontare: cinque giorni di mascherine obbligatorie per tutti, ovunque, pure, anzi, soprattutto all’aperto. Ci mancava che si dicesse, in quella disposizione: così imparate.

In effetti, a colpire è l’aspetto punitivo del provvedimento, che c’è tutto ed è diretto: avete disobbedito, beccatevi le mascherine. Meglio, il suo carattere ritorsivo: alcuni non si sono comportati bene, adesso tutti ne pagheranno le conseguenze. In tal modo, l’intento è duplice (e, temo, colto in pieno): far sentire il potere della reprimenda e dividere i buoni dai cattivi, facendo monito ai primi perché si comportino sempre come l’autorità si aspetta che facciano. Più che emettere un’ordinanza, si è voluto impartire una lezione. Con buona pace di principi, prassi e consuetudini di una democrazia liberale.

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