Augurando alle sardine di allargarsi

Il cosiddetto Movimento delle sardine, nato in contrapposizione alla campagna elettorale di Salvini in Emilia-Romagna, ha già riempito le piazze di Bologna e Modena, e poi, uscendo dai confini emiliani, sta riscuotendo consensi in altre regioni d’Italia, da Palermo a Torino. Bravi, ragazzi; allargatevi il più possibile e rendete questo posto che viviamo nel tempo che ci è dato un luogo migliore, capace di resistere e non cedere alla bruttura incattivita dei giorni che conosciamo.

Difronte a quelle piazze piene, ho già sentito dire da molti: manca la politica. E forse è vero. Però, agli stessi dico: mettetecela voi, se sapete ciò di cui state parlando. Date una mano, siate generosi. So che i movimenti nati contro qualcosa, peggio, qualcuno, non è detto che si trasformino in processi positivi e propositivi. E anche quando succede, non di rado il respiro è corto e breve la durata. Bene; pur sapendo che può succedere ancora tutto questo, vedere quei ragazzi in strada e sui mezzi di comunicazione, vecchi e nuovi, muoversi su orizzonti più ambiziosi dell’immediato soddisfacimento d’un personale bisogno e chiedersi, per prima cosa, perché tutto ciò non lo si è fatto prima, mi dà una gioia immensa e m’infonde speranza.

Speranza, sì. Che non sia tutto finito nel proprio particolare. Che non sia tutto già stato detto, già stato scritto. Per dirla quasi con le parole di De André, e un decennio in più, i miei quarant’anni sono pochi più dei loro, ma non conterò i denti ai francobolli; tiferò per loro. Pure se non ne capirò del tutto gli obiettivi, anche se non dovessi coglierne appieno il percorso e la portata. Io sono della generazione che non ha saputo combattere la protervia dei padri, che ha ceduto all’arroganza dei fratelli: non darò consigli perché, come noi, altri possano sbagliare.

E poi, persino nell’ipotesi in cui scorgessi limiti nell’agire di chi spontaneamente si muove per affermare princìpi suoi che sono al contempo miei, ricorderei, a me stesso e agli altri che obiettassero a riguardo, parole dette anni in altri tempi per altri fenomeni (Pietro Ingrao, 4 marzo 1983, XVI congresso del Pci): «Già si vedono i germi di questo schieramento che cresce: la risposta operaia di dicembre e di gennaio; la nuova ondata di giovanissimi che avanza sulla scena politica; le dure smentite a chi dava per morto il movimento delle donne; la rivolta di scienziati e di tecnici contro la lottizzazione; il fiorire di movimenti “verdi”; la ricca rete di organizzazioni di volontariato. Certo, sono lingue nuove rispetto ai vecchi vocabolari: lingue a volte gridate, a volte mozze, a volte acerbe. Ma chi, chi ha mai detto che una spinta nuova può nascere già tutta compiuta, quasi in bella copia? Sì: stiamo costruendo una lingua dell’alternativa, e solo i pedanti possono stupirsi se ci sono tutt’ora delle lacune, delle improvvisazioni, delle sgrammaticature».

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