Gli inganni del potere sono sempre popolari

«La dichiarazione di guerra è già stata consegnata… [boati e applausi dalla folla] …agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia [esplosioni di giubilo]. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente… [grida festanti anche in altre città collegate via radio, persino in quelle che poi si scopriranno pienamente resistenti e antifasciste] …, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano [cori e inneggiamenti all’oratore]».

Era il 10 giugno del 1940, e dal balcone di Palazzo Venezia, a Roma, Mussolini seduceva il popolo italiano con l’annuncio dell’entrata in guerra al fianco della Germania. L’11 ottobre del 2019, i calciatori della nazionale turca, in segno di appoggio alla decisione di Erdoğan di invadere la Siria, si mettono platealmente sull’attenti e fanno il saluto militare, evidentemente rivolto al loro comandante in capo. Come osannanti verso il proprio leader erano le centinaia di migliaia, i milioni di tedeschi radunati negli immensi spazi allestiti dalla propaganda nazista, e pure gli austriaci, che festeggiavano a Vienna Hitler e la loro Anschluss al Reich, a un soffio dalla vigilia del secondo conflitto mondiale, il 15 marzo del 1938. Poi le cose andarono o potrebbero andar male, e a volere le ostilità, si dirà e si è detto, furono e saranno stati solo il duce, il sultano o il führer di turno, mai di chi, convintamente ed entusiasticamente, questi seguì e aiutò nel compiere il disegno di dominio e aggressione.

Certo, la storia insegna sempre a studenti che mai vogliono imparare, e sarà così di nuovo e altre volte. Nondimeno, è disarmante che ogni volta avvenga, quasi in fotocopia. Basterebbe fermarsi e ponderare, non lasciarsi abbagliare dai miraggi di una potenza sempre menzognera o – e non so se non sia più grave – trasportare dal corso della corrente del conformismo sempre pronto a blandire col servilismo il bugiardo potente del momento.

Basterebbe, sì, ma non avviene.

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