Il sondaggio per il «crucifige!» mette in discussione lo stato di diritto

Scrive Alessandro Calvi su Internazionale: «Forse è arrivato il momento di prendere sul serio Matteo Salvini. Forse è arrivato il momento che venga preso sul serio almeno quello che Salvini afferma. Le sue ultime dichiarazioni a proposito della benda messa a un cittadino statunitense all’interno di una caserma dei carabinieri sono infatti di una gravità eccezionale perché, essendo dichiarazioni del ministro dell’interno, danno copertura istituzionale – non soltanto politica, dunque, ma proprio istituzionale – alla violazione dei diritti di un indagato. Ed è soprattutto nelle garanzie riconosciute a indagati, imputati e condannati che sta il confine tra stato di diritto e stato di polizia. Insomma, tra un regime democratico e qualcosa che non gli somiglia affatto».

Calvi ha ragione. E con lui quanti si preoccupano per il clima che sentono. Dall’ex procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, che ricorda come persino a Provenzano fu riconosciuto il diritto al rispetto, per segnare, anche in quel gesto, la differenza fra lo Stato e la mafia, al comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri, che ribadisce quanto pure a un arrestato per un crimine odioso vada riconosciuto il diritto all’equo trattamento, fino al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che definisce quello riservato nella foto scattata in caserma dopo il fermo di uno dei due sospetti dell’omicidio di Mario Cerciello Rega, un «trattamento che non risponde ai nostri princìpi e valori giuridici». Perché il problema è proprio lì, in quello scivolamento dallo stato di diritto a uno stato di polizia. Per quanto a furor di popolo. Anzi, per questo ancor di più.

Perché sì, all’inizio non di rado c’è il consenso, per le maniere spicce e i modi bruschi. Il leader che fa la voce grossa e che, d’imperio, mette a posto le cose con la decisione e la forza, che non si fa intimidire dai dettami del “politicamente corretto” che parla come mangia e che mangia come il popolo, quantomeno a favor di Istagram, piace. Perché viene a prendere gli zingari, che rubacchiano. E gli immigrati, che ci stanno antipatici. E poi gli omosessuali, che sono fastidiosi. E i comunisti, tanto io non lo sono.

E poi, noi; e non ci è già rimasto più nessuno a protestare.

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