Una lettera mai aperta

«Abbiamo letto la legge e i programmi della nuova media. La maggioranza delle cose scritte lì a noi ci vanno bene. E poi c’è il fatto che la nuova media esiste, è unica, è obbligatoria […]. Fa solo tristezza saperla nelle vostre mani. La rifarete classista come l’altra? […] La scuola ha un problema solo. I ragazzi che perde. La vostra “scuola dell’obbligo” ne perde per strada 462 000 all’anno […]. Bocciare è come sparare in un cespuglio. Forse era un ragazzo, forse era una lepre. Si vedrà a comodo. […] Voi dite di aver bocciato i cretini e gli svogliati. Allora sostenete che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri. Ma Dio non fa di questi dispetti ai poveri. È più facile che i dispettosi siate voi». Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa (Firenze, 1967, pp. 30, 39 e 60).

Spero non solo a me siano tornate alla mente queste parole, leggendo che, a parere del ministeriale Invalsi, c’è una correlazione forte tra status socio-economico e punteggi nelle prove somministrate durante gli esami. Persino i pedanti, immagino, abbiano pensato ai ragazzi di Don Milani e alla loro Lettera (mai letta davvero, credo, fra le stanze di viale Trastevere), addirittura con tutta la sua punteggiatura eccepibile, i modi verbali insicuri e i pleonasmi gergali, seppur quasi manzoniani. Bene, cinquanta e più anni dopo, scopriamo che alla domanda degli alunni di Barbiana, la risposta è: «sì, la nuova scuola l’hanno rifatta classista come l’altra, quella che c’era prima».

Non si tratta di premiare le eccellenze o riconoscerle come tali. Quello, per quanto tra mille difficoltà, si fa. E forse si faceva pure prima. È per tutti gli altri che si fa poco, o nulla. Se ne perdevano per strada tanti allora, se ne perdono molti ancora. Il talento, si sa, fa quel che vuole e va dove gli pare. Ma i normali o i meno dotati, se poveri e disagiati, per loro che si fa, che facciamo?

Ogni volta che ho provato a sollevare tale questione, mi è stato risposto che «la priorità è premiare i capaci e i meritevoli». Certo, e chi mai vuole danneggiarli? Io mi chiedo che fine fanno gli altri. Lo so che un genio, per quanto nato in un contesto difficile, ha sempre qualche chance; ma se io che geniale non sono fossi nato in quello stesso contesto da cui forse solo il capace e il meritevole riesce a uscire con mille sacrifici, sarei mai arrivato alla laurea? E quanti, fra quelli, sono come me o migliori di me, ma non talentuosi al punto da cogliere anche la più debole e delicata possibilità?

E voi, dove siete, fra quali?

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