Il motivo del voto e del suo contrario

«Un voto dato a D’Alema è un voto dato a Salvini». Con lo stile sobrio della sua comunicazione politica, Renzi resuscita il voto utile. Come Veltroni dieci anni fa, dice in sostanza che, il buon democratico di sinistra, può votare solo per loro, se vuole evitare che vinca la destra; la stessa con cui hanno fatto diversi governi, a dimostrazione che quel voto era ed è utile solo a togliere (o a ridurre sensibilmente di forza) qualsiasi possibile avversario alla loro sinistra. Ma non è questo il tema principale del danno che quella logica fa al discorso politico.

Questo risiede invece nell’applicazione assoluta della teoria del «male minore» fattosi valore positivo, capace anche di condonare tutti i limiti e i vizi di cui chi lo chiede è responsabile. E così, non fa niente nulla di tutto quello che hanno fatto, l’importante è evitare che vincano quegli altri, con la minaccia che potrebbero fare forse di peggio. Solo che, miei cari amici, così non funziona sempre, ammesso che abbia mai funzionato davvero; perché c’è, o ci potrebbe essere, pure qualcuno che si ricorda quello che voi avete messo in atto quando siete stati a quel governo a cui ambite con l’arroganza di ritenervi l’unica soluzione accettabile per il Paese, e che non è disposto a rendersi di ciò responsabile. Perché, insomma, se Renzi gioca sul piano della trasposizione elettorale per cui un voto dato a Tizio sia un voto dato a Caio, a me piacerebbe stare più sul concreto delle cose che ci sono. E quindi, un voto dato al Pd sarebbe un voto dato al Pd, a tutte le cose che questo ha fatto e con ogni probabilità continuerà a fare, al modo di fare politica che da quel partito in questi anni abbiamo visto. E che non è stata solo «colpa di Renzi», volendo personalizzare e semplificare: tutto quella forza politica, come un sol uomo, ha voluto, sostenuto e votato le cose che in questi anni abbiamo avuto.

E Visto che siamo arrivati a questo punto, vorrei fare un rapido, non esaustivo e imperfetto elenco. Ogni voto per il Pd e alleati è un voto per l’abolizione o l’annichilimento delle parti più caratterizzanti dello Statuto dei lavoratori, per la chiamata diretta degli insegnanti, per la libera trivella in libero mare, per il Piano casa come misura securitaria che fa la felicità dei ricchi e la disperazione dei poveri, per il decreto Minniti-Orlando che ha fatto parlare – non me, ma due senatori del Pd come Tocci e Manconi – di una norma che «configura per gli stranieri una giustizia minore e un “diritto diseguale”, se non una sorta di “diritto etnico”», per la cacciata degli ultimi dai centri delle città a difesa “del decoro” (o era forse «dei dehors»?), per le cariche della polizia sui profughi eritrei, per gli sgomberi degli occupanti senza titolo di immobili altrimenti vuoti, e su, su, o giù, per gli accordi con la Libia volti a farne il gendarme cattivo contro i disperati alla ricerca di una vita migliore, come quelli, se non peggio, che avevamo criticato ai tempi in cui sulle sabbie di Tripolitania e Cirenaica dominava il Colonnello con la tunica.

Su queste, e su altre che, verosimilmente, nello stesso solco si inserirebbero, si è chiamati a votare: se vi sono piaciute, bene; altrimenti, regolatevi di conseguenza. Il giochino del «se no, vincono quelli più brutti» può strappare un applauso ai tifosi e ai fans, ma ha il respiro corto. E soprattutto, danneggia per prima cosa l’immagine stessa del partito che lo propone, quasi che si vergognasse a chiedere un voto per ciò che è, al punto da chiederlo per quanto sono o potrebbero essere i suoi rivali.

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, politica e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento