Se non vi piace il posto in cui siamo giunti, ricordatevi che eravate voi a guidare

Ogni volta che le elezioni si avvicinano, da che è nato ormai più di dieci anni fa, il Pd torna alla carica con la questione del “voto utile” (a loro, ovvio), della catastrofe alle porte se non dovessero vincere loro stessi, quelli che modestamente si autodefiniscono «i competenti», dei rischi legati alle avventure o di quelli connessi con il ritorno dei protagonisti di un passato politico recente tutt’altro che brillante. Per carità; alcune paure potrebbero persino essere condivisibili. Il guaio è che difettano due importanti assunti alla base del loro ragionamento. Il primo, è che non è affatto detto che loro siano la soluzione a problemi che enunciano. Il secondo, è che se siamo giunti a questo punto, più che prendersela con chi ha deciso di fare altro, dovrebbero chiedersi dove ci hanno condotti, visto che a guidare erano loro.

Divertendoci, potremmo sintetizzare in un dialogo ipotetico il percorso degli ultimi anni. «Non rappresentate più nessuno, con noi ora si vince, con voi si è sempre perso». «Ma, veramente, noi pensavamo di fare le cose che tutti avevamo detto di voler fare». «Ma cosa volete fare? Siete il vecchio, noi il nuovo». «Può darsi che sia così. Però, vedete, le scelte che state compiendo allontaneranno alcuni dei nostri, e poi sarà difficile recuperarli». «Dite questo perché siete solamente gufi che rosicano. Bisognerebbe entrare nel partito con il lanciafiamme». «Non vi sembra di esagerare?». «Nient’affatto: fuori! Fuori! E per festeggiare la scissione, apriremo lo spumante». «Quindi, finisce così; ce ne andiamo?». «#Ciaone». «Va be’, ciao». E dopo qualche mese, o anno: «ma che fate adesso, non ci sostenete, correndo il rischio di far vincere gli altri?». «Vedete, cari amici, siamo stati ignorati, annichiliti e rottamati; ora siamo lì dove volevate che fossimo».

E non è una questione di dirigenti rancorosi per un posto che gli è stato tolto. A me, del posto di D’Alema, Bersani o Civati, interessa meno di nulla. Sono le scelte che il Pd ha compiuto in questi anni ad avermene allontanato. E quando le si contestava, le si metteva in dubbio, le si criticava nel merito e nel metodo, puntualmente i dissidenti venivano bollati con termini buoni a suscitare l’ilarità dei sempre plaudenti al potente di turno e di quelli che, in men che non si dica, si sono convertiti a sostenere il contrario di quanto per due decenni han sostenuto.

Poi, certo, c’è pure un portato, diciamo così, connesso al sentire dei singoli nelle cose che accadono, in politica come in tutte le vicende degli uomini. Ma anche lì, se mi accorgessi di essere antipatico ai più o se ritenessi davvero all’origine del voto della maggioranza degli italiani al referendum costituzione non tanto il giudizio sulle riforme proposte, quanto l’avversione nei miei confronti, io qualche domanda a me stesso la farei. Voi che dite?

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2 risposte a Se non vi piace il posto in cui siamo giunti, ricordatevi che eravate voi a guidare

  1. Italiote scrive:

    Una maggioranza di destra potrebbe fornire nuovi elementi di riflessione. Scrivono che nell’America di Trump siano quasi giunti alla piena occupazione. Provare per credere.

    All’estero sembra scommettano sull’assenza di una maggioranza (il famoso hung parliament o “parlamento sospeso” come dice il FQ)

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/19/elezioni-i-mercati-tifano-larghe-intese-vittoria-m5s-scenario-peggiore-ma-le-promesse-di-tutti-i-leader-aumentano-debito/4101157/

    Il QE sarà terminato anticipatamente.
    http://www.huffingtonpost.it/roberto-sommella/dalla-germania-due-brutte-notizie-per-litalia_a_23331897/

    PS: Chiedere a chi rifiuta il compromesso se è una questione di contenuti e se lo rifarebbe mette ancora più curiosità su quali siano quelli preferiti da chi in base a quelli che ha si astene.

    Se si trattasse unicamente di una questione di percentuali l’astensionismo potrebbe governare da solo: Chissà quanti astenuti voterebbero un partito che come unico programma abbia l’assenteismo parlamentare ed il rifiuto di ogni emolumento lasciando seggi vuoti in parlamento.

  2. Enrica Padovan scrive:

    Una volta nel vecchio PCI si esagerava con l’autocritica, qui non c’è quel minimo di modestia che consentirebbe ai giovani e rampanti dirigenti del PD di porsi qualche domanda.

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