Ma allora, perché temete di non vincere?

Sulla pagina Facebook del Partito democratico, qualche giorno fa, campeggiava un grafico sull’andamento dell’occupazione davvero suggestivo e impressionante. In pratica, per fare la sintesi della sintesi, da quel disegno emergeva come, durante i governi del Pd, e il non detto era «grazie a loro», la percentuale dei cittadini attivamente impiegati in un lavoro fosse iperbolicamente schizzata verso l’alto.

In realtà si trattava di appena due punti e mezzo, 2,6 per gli amanti della precisione, dal 55,5 al 58,1% di differenza fra il dicembre del 2013 e lo stesso periodo del 2017, e con la curiosa coincidenza che oggi vuole si sia al medesimo livello delle vituperate (o almeno tali erano allora) stagioni berlusconiane, quasi che la caduta del tasso di occupati fosse tutta avvenuta nell’era montiana, per altro in presenza di un esecutivo sostenuto dal Pd. Ma non volendoci appassionare alle interpretazioni o fossilizzarci sulla natura effettiva di quel dato, proviamo a prender per buono il senso del messaggio che lì si voleva veicolare: le politiche messe in atto dai governi del Pd hanno fatto volare il numero degli occupati. Congratulazioni! Sinceramente, sono felicissimo. E allora, una domanda: ma perché, se è così, da quelle stesse parti temono di non vincere agevolmente alle prossime elezioni?

No, senza ironie, non capisco i timori che pure si avvertono nelle tante dichiarazioni per cui, delle divisioni della sinistra, e lasciando perdere le questioni terminologiche, potrebbero avvantaggiarsi le destre o i populisti. Se le cose stanno così come gli stessi dirigenti del Pd dicono, non vedo motivi per cui quella forza politica non debba raggiungere la maggioranza assoluta dei votanti da sola, o superarla, per arrivare, che so, al cinquantuno, che dico, al sessanta per cento dei voti. Chi potrebbe non votare gli artefici di un simile miracolo?

Se di miracoli e non di – com’è che le chiamano? – fake news si tratta, ovvio.

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