Le ragioni degli esclusi

«Trovarti qui è l’ultima cosa che avrei potuto immaginare». Lo stupore del vederlo in piazza con i Cinquestelle fu davvero grande. Chiariamoci, non perché giudicassi disdicevole quello che stesse facendo; semplicemente perché, conoscendolo, non me lo sarei aspettato. «Sai», mi rispose sorridendo in modo quasi beffardo, di sicuro molto autoironicamente, «qui mi fanno persino parlare, e mi ascoltano senza il fastidio che trapelava dai volti dei “nostri”, si fa per dire, e senza quella sufficienza paternalistica che sempre mi riservavano». Colpito, affondato: in poche sue parole, capii il motivo di molti abbandoni che non riuscivo a spiegarmi.

Vedete, è più facile che io rinunci del tutto al mio diritto di voto prima di votare la creatura politico-elettorale di Grillo e Casaleggio, ma quello che il mio amico in quella via di Torino mi disse aveva la forza dei sentimenti e il vigore delle ragioni. Da allora sono passati alcuni anni, e ora che il movimento per cui volantinava all’epoca lì è diventato governo cittadino, alla prova dei fatti, forse lui non ne è più così convinto. Ma il senso delle sue parole rimane totalmente valido. Se ne era andato perché in quella che voleva sentire come casa sua l’avevano sempre considerato un intruso, al massimo, uno buono montare i banchetti e portare le bandiere, ma che non si mettesse in mente nulla di più di questo. Nelle sue scarne e sofferte frasi sembrava di ascoltare Francesco, uno dei protagonisti del film Italia-Germania 4-3, interpretato da Fabrizio Bentivoglio, quando racconta che i suoceri dell’alta borghesia avevano ristrutturato la villa per dare a lui quelli che erano gli alloggi del custode, del portiere, per ricordargli da dove venisse; «poi dice che uno si fa aiutare dai democristiani», era in quella pellicola la chiosa sarcastica.

Il M5S non è certamente la Democrazia cristiana, e ovviamente per mancanze di questo, non per limiti di quella. Ma la sinistra istituzionale e strutturata rischia di essere sempre la stessa. Quella che Miriam Mafai, nel suo Botteghe Oscure, addio, vide sintetizzata nell’immagine dei «due diversi ascensori: il primo, al quale si accedeva direttamente, oltre la vetrata dell’ingresso, era riservato ai membri della direzione e portava ai loro uffici; il secondo, in fondo a sinistra, era per tutti gli altri, compagni dell’apparato, tecnici, e dirigenti».

La stessa che vede, da un lato, le classi dirigenti del partito simbolo di quella parte che, ieri come oggi, predicare al popolo ma praticare accordi con i conservatori, esibendo, ipocritamente conditi con atteggiamenti fintamente modesti che aggiungono spocchia all’offesa, gusti e stili di vita alto borghesi, dall’altro, il popolo a cui volevano e vogliono riferirsi, dicendo di rappresentarlo.

E che però, e proprio per quello, ieri votava Dc, oggi, M5S o qualsiasi altra cosa fuorché loro.

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