Ma davvero volete cambiare la legge elettorale a elezioni (quasi) in corso?

Come più volte mi è capitato di ricordare, io sono da tempo un convinto proporzionalista, per un sistema senza premi, con le preferenze e soglie di sbarramento non superiori al 3%, per la semplice ragione che, in questa situazione, a me pare necessario che i cittadini si sentano rappresentati, più che governati, dalle istituzioni e che chi vada a sedersi in quelle, lo faccia in virtù dei voti presi realmente, meglio se uno per uno ed espressamente dati a lui. Ma il sistema che abbiamo, per quanto viziato dai capilista bloccati, le candidature multiple con elezione “a sorteggio” alla Camera e una soglia enorme per il Senato, in fin dei conti, non mi dispiace ed è pur sempre meglio di quello che avevamo o di quell’altro che volevano regalarci. Come si dice in casi simili, non si può avere tutto.

Detto questo, quando ho letto, giorni fa, che il capogruppo del Pd a Montecitorio, Ettore Rosato, diceva che il suo partito era disposto a discutere di una nuova legge elettorale al rientro dalla pausa estiva del Parlamento, sinceramente, ho dubitato che stessi sfogliando un giornale di quest’anno. Perché avevo capito che nel prossimo, agli inizi, per giunta, si sarebbe tornati alle urne per la naturale scadenza della legislatura. Ora, mi chiedo: ma se a settembre le aule tornano a discutere di sistema di voto, quand’è che potranno approvarne le modifiche? A qualche mese dalle elezioni? In pratica, mentre già si terranno i comizi? Siete sicuri che il cambiamento delle regole in corsa sia una prassi pienamente, e legittimamente, democratica sul piano della forma, se non addirittura della sostanza?

Poi, per carità, fate come volete: tanto, a correre sarete voi e, con molte probabilità, io non sarà nemmeno fra quelli che siedono sugli spalti ad attendere il verdetto della lizza. Però rimane un fatto curioso quello per cui, come se nulla fosse, si discute di legge elettorale e magari la si modifica o la si cambia a pochi mesi, per non dire settimane, dalla definizione delle candidature, dalla presentazione delle liste e dall’apertura dei seggi.

Fossimo maliziosi, ci vedremmo un modo per ridurre gli spazi di partecipazione.

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2 risposte a Ma davvero volete cambiare la legge elettorale a elezioni (quasi) in corso?

  1. Italiote scrive:

    «65. Quello che deve essere evitato non è tanto la modifica dei sistemi elettorali, che possono sempre essere migliorati, ma il cambiarli frequentemente o poco prima delle elezioni (meno di un anno). Anche in assenza di volontà di manipolazione, i cambiamenti appariranno come legati ad interessi congiunturali di parte.» — Code of Good Practice in Electoral Matter (CDL-AD(2002)023rev-e); Venice Commission

    Tali principi sono rievocati in sentenze della CEDU come quella su “Ekoglasnost contro Bulgaria” (Ricorso no. 30386/05)

    In ogni caso tempi stretti costituiscono un ostacolo alla corretta deliberazione (che spesso viene spesso considerata un intralcio) e molti potrebbero auto-censurarsi per non essere promossi a capri espiratori di leggi elettorali non omogenee e possibilmente di eventuali crisi future.

    L’adagio ogni tanto perorato pubblicamente vorrebbe vergare che “i partitini” che hanno affossato il referendum non siano stati in grado di produrre una legge elettorale adeguata ma gli stessi che hanno esaltato la _necessità_ di governabilità hanno predisposto leggi elettorali _disomogenee_ per Camera e Senato in caso gli elettori avessero bocciato la “megarevisione” costituzionale.

    Se l’entrata in vigore dell’italicum fosse stata subordinata al risultato del referendum costituzionale (ed era possibile) la legge elettorale sarebbe stata “stabile” fin dal 2014.

    Se adesso invece anche il prossimo “onorevole capolavoro” sarà parzialmente incostituzionale i prossimi eletti non avranno che da leggere la prossima sentenza della Corte Costituzionale comodamente dalle loro “poltrone” e decidere se cambiare nuovamente la legge di risulta.

    Vale la pena cogliere l’occasione per ricordare che il fare leggi incostituzionali ed l’approvarle speditamente per disciplina di partito (groupthink) è quanto ciò che spesso viene passato per “governabilità” riesce ad offrire.

    L’ostilità dei padri costituenti verso la necessità quorum rafforzati nella modifica delle leggi elettorali ha lasciato che maggioranze contingenti avessero la possibilità di definire discrezionalmente come “interpretare” il principio maggioritario.

    La legge truffa venne promulgata entro la fine della I legislatura e sarebbe potuta essere anche peggio visto che Einaudi redarguiva contro l’ipotesi di conferire la maggioranza assoluta col 40% di consensi elettorali. (cfr “Osservazioni sui sistemi elettorali nell’ipotesi che la scelta cada” Luigi Einaudi, Aprile 1953 su luigieinaudi[dot]it)

    «Affermare nelle leggi che il 40% equivale a più del 50% è dire cosa contraria a verità e spinge istintivamente l’elettore a votare per i partiti o gruppi di partiti i quali si siano dichiarati contrari al sistema.» Luigi Einaudi

    Invece il 40% appare troppo alto e c’è più di una parte politica in questa legislatura che ha proposto “premi” per meno (“democrazia” un tanto al chilo col 10% o più in “omaggio”).

  2. Agostino Marrella scrive:

    A proposito di sistemi elettorali, mi permetto di segnalare una mia noterella dell’11 Settembre 2016 (ma ancora sostanzialmente attuale, mi pare).

    https://www.facebook.com/notes/agostino-marrella/la-contorta-furbesca-italianit%C3%A0/10154617531894875/

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