Il fatto è che di quelle gambe non mi fido più

Il Movimento dei democratici e progressisti, altrimenti detto Articolo uno, ha tenuto nello scorso fine settimana la sua kermesse di lancio a Milano. Tra gli interventi più attesi, quello dell’ospite illustre Giuliano Pisapia col suo Campo progressista. Appelli all’unità della sinistra (bene), alla federazione dei vari soggetti (boh), alla riedizione del centro-sinistra (bah), col trattino, con il centro e con la sinistra (beh), all’apertura al Pd, da decidere se con Renzi o senza (bum).

No, davvero, ironie a parte, ma che diavolo significa «aprire il cantiere del centro sinistra coinvolgendo anche il Pd» se non che ci sta bene quanto, alla prova del governo, quel partito ha fatto? Che vuol dire «sì al Pd, ma non al partito di Renzi» se quel partito ha votato all’unanimità nel suo congresso per Renzi, per un ministro cardine del governo renzianissimo e per un renziano della prima ora? Che cosa rappresentano gli inviti alla definizione di una coalizione con quella forza politica se non l’accettazione di un ruolo subordinato in uno schema nel quale il Pd sarebbe la forza centrale, quella che, piacciano o meno, definirebbe il grosso delle politiche da attuare? Perché io avevo capito che era la sostanza delle azioni messe in atto a non piacere, non gli eventuali dettagli aggiustabili con qualche emendamento. Evidentemente sbaglio io, ma se si parte per fare l’alternativa, la via dell’alleanza non è quanto meno la più lineare da percorrere. E poi, insomma, quando si dice che non è una questione di persone, ma di idee, si dice solo una parte della verità. Perché sì, le idee sono importanti, però, per rifarci a Nenni, non camminano da sole; e io, di alcune delle gambe che dovrebbero portarle, semplicemente, non mi fido più.

Certo, io sono solo uno e valgo per le deboli parole che so usare. Sono sicuro, infatti, che le masse accorrenti sosterranno il progetto degli altri e quelle fini teorie capaci di spiegarti che il male del Jobs Act è guarito dalla gioia per le unioni civili (Niki, dove sei finito?). Però, se così non dovesse essere, e lo dico solo per ipotesi, magari le ragioni potrebbero essere rintracciate nella circostanza per cui quelli che, direttamente o meno, stavano nel Pd non ne sono usciti o se ne sono allontanati per andare a stare, indirettamente o meno, col Pd.

Dopodiché, auguri.

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1 risposta a Il fatto è che di quelle gambe non mi fido più

  1. Gian Maria scrive:

    Se questa ė la sinistra, degna di una celeberrima canzone di Mina, e considerando che le destre (quella ufficiale, quella renzina e quella grillina) sono invotabili, speriamo che il giorno delle elezioni ci sia il sole…
    Mi associo agli auguri, delle chiacchiere sono stufo.

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