Non uno, non due, bensì tre: qui non si fanno sconti, si regala

La parte più malinconica di tutte le vicende e le inchieste che sfiorano, lambiscono o investono la politica e la classe dirigente nostrana è nella misura e nel modo in cui questa si esprime. Non ci sono fiumi di denaro in tangenti ai partiti e nemmeno sofà imbottiti di banconote e preziosi in grado di assicurare il benessere a generazioni di grand commis infedeli, ma piccoli cadeaux e qualche favore di seconda mano.

Prendiamo il caso della Vicari. Praticamente, è accusata di aver favorito un imprenditore per milioni di euro in cambio di qualche riconoscenza familiare e un orologio di marca. Insomma, dopo il prezioso segnatempo del figlio di Lupi, un altro esponente del governo scivola sulle sfere d’un cronografo. Più che di giustizia a orologeria, sarebbe il caso di parlare di corruzione dall’orologiaio, salvandone la categoria, ovvio. Ma c’è di più. Intervistata da Monica Guerzoni per il Corriere della Sera, la sottosegretaria neo dimissionaria dice: «Ci sono ministri che hanno preso non uno, ma tre Rolex e sono ancora in carica». Ah sì, e chi sarebbero? E quanti esponenti? Più di uno, visto il plurale, quindi due, tre, cinque?

Nel frattempo di conoscere i nomi dei componenti dell’esecutivo beneficiati e nell’attesa che qualche fotografo immortali i polsi brillanti (no, tranquilli, non sto invocando le manette, parlo sempre di orologi) per il macabro gioco al massacro del «trova il corrotto», a noi rimane l’amaro in bocca di una stagione politica iniziata sull’onda dell’entusiasmo per il Parlamento più giovane e rinnovato finito nelle pastoie di vizi antichi praticati in modi nuovi e sicuramente peggiori.

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1 risposta a Non uno, non due, bensì tre: qui non si fanno sconti, si regala

  1. Enrica scrive:

    Della serie: “maestra ha incominciato prima lui”. Drammaticamente patetica.

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