Non ho capito dove di preciso voglia andare Pisapia

Prima di tutto, credo sia necessaria una premessa per chiarire la mia posizione: se avessi voluto stare col Pd, sarei rimasto nel Pd, per la semplice ragione che, se avessi pensato che il mio contributo poteva essere utile a cambiare quel partito, allora è all’interno che avrebbe dovuto essere espresso; non credevo che ci fossero le condizioni per farlo da dentro, ancor meno immagino che possa avvenire da fuori. Detto ciò, davvero non capisco quale sia l’idea di Giuliano Pisapia, espressa in un’intervista di qualche giorno fa a la Repubblica.

In sintesi, l’ex sindaco di Milano si dice pronto a tornare in pista per riunire il popolo della sinistra che non si riconosce nel Pd sotto la bandiera di un nuovo soggetto politico, Campo Progressista, disponibile a un’alleanza leale con Renzi. Boh, mi sono perso. Perché quella sinistra che non si riconosce nel Pd dovrebbe poi allearsi per far sì che il Pd vada al governo del Paese? Per fare quelle cose che non condivide, magari pensando di poterle orientare in ragione della piccola (ché ragionevolmente tale sarà) forza che saprà esprimere? O basterà avere un paio di ministri nel suo possibile governo per far di Renzi un nostrano Sanders o un italico Corbyn? Perché, al di là delle ipotesi sui futuribili sistemi elettorali che ancora non ci sono, il punto a me sembra essere questo: quella sinistra a cui Pisapia immagino pensi, il Pd l’ha criticato per il Jobs act, la Buona scuola, il taglio delle utenze e la negazione della residenza agli occupanti senza titolo di immobili vuoti, le grandi opere, le tasse sulla casa tolte ai ricchi, i provvedimenti sulle banche, le trivelle libere per mare e per terra, i provvedimenti sulla povertà non fatti, eccetera, eccetera, eccetera. E quelle cose sono tutte lì, ancora, e non vedo perché quelli che le condannavano, dovrebbero ora allearsi con chi le ha pensate, sostenute e votate.

Per quanto mi riguarda, poi, quel ragionamento va oltre Renzi. Non ha preso mica il potere con la forza, né si è imposto su suoi gruppi parlamentari con le armi. In piena libertà e nella totale assenza di vincolo di mandato, deputati e senatori di quel partito hanno approvato tutti quei provvedimenti di cui si diceva, o hanno dato la fiducia all’esecutivo che li definiva. Domani, nella, chiamiamola così, “teoria Pisapia”, mi scordo di tutto, passo ogni questione “in cavalleria” e corro ad allearmi e a sostenere col mio consenso, direttamente o indirettamente, quelle stesse persone che fino a oggi ho criticato nelle scelte che facevano.

Dimenticavo: in quello che ho scritto, sembra che io non apra alla possibilità di una seconda chance per un partito, da concedere sulla base di un rinnovato e alternativo programma elettorale definito prima delle elezioni. Non è così; e solo che quella seconda opportunità, gli stessi a cui dovrei riconoscerla ora, per me se la sono già giocata dopo l’esperienza Monti.

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