Ma solo Renzi ha perso?

Un florilegio estemporaneo di dichiarazioni e commenti del dopo-referendum dà quasi l’impressione che ci sia lo smarrimento totale rispetto alla situazione che stiamo vedendo. Chi tira di qua, chi spinge di là, un po’ tutti che si chiedono come si è potuti arrivare a questo punto, non pochi quelli che, guardando all’esito del voto, puntano, e nemmeno velatamente, il dito contro chi ha votato “no”, propiziando la caduta del governo e la seguente impasse. Bene; ho smesso da tempo di stupirmi per le convinzioni altrui. Nondimeno, se io volessi capire come si sia giunti al punto in cui siamo, proverei a fare le domande ai protagonisti.

Insomma, c’è un Parlamento che guida il Paese da ormai quasi quattro anni; ne sanno qualcosa della strada che si è seguita e del luogo a cui ha condotto? No, perché le cose non sono accadute per caso, e non è tutta colpa di Renzi. O meglio, non ha fatto tutto lui da solo. E poi, a parer mio, Renzi ha sbagliato a personalizzare e non doveva lasciare il suo incarico a palazzo Chigi una volta sconfitta la riforma che ha sostenuto e fatto approvare dal partito e dalla maggioranza parlamentare che guidava e guida ancora: ha voluto fare entrambe le cose e ne prendo atto, senza applausi o fischi. Tuttavia, consiglierei a quanti, con lui, hanno sposato identiche posizioni da postazioni di non diverso lignaggio, per quanto di minore importanza, e quindi da cui più semplice dovrebbe essere il distacco, di limitare il proprio sperticarsi in lodi alla sua coerenza “dimissionaria”: c’è il rischio che qualcuno possa chiederne loro altrettanta.

Con Renzi e per Renzi, deputati e senatori hanno lavorato a fare tutto quello che abbiamo adesso, crisi congelata compresa. Eppure, nel mentre non passa giorno che non ripetano quanto sia bravo lui ad aver tratto le conseguenze delle sue scelte, non arriva mai quello in cui fanno altrettanto. Sarà la mia pedanteria da non addetto alla materia, però io mi ricordo anche le loro di facce (visto che plaudono a chi ce l’ha messa) su quella stessa riforma e per la medesima soluzione.

Lui lascia, perché ha perso, dice (io non la vedo così, ma non importa). Loro dicono che lui fa bene, perché chi ha perso è giusto che ne tragga le conseguenze (io continuo a non vederla così, perché non era su di lui che si è votato, ma non fa niente). Quello che mi chiedo è: ma loro, quelli che erano con lui e per lui in questa campagna elettorale e che ora dicono che fa bene a lasciare, perché così si fa quando si perde, non lasciano perché hanno vinto?

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