I banchi del governo siano vuoti, ma non in quel senso

«Nella preparazione della Costituzione, il governo non deve avere alcuna ingerenza». E poi: «Nel campo del potere costituente il governo non può avere alcuna iniziativa, neanche preparatoria». O ancora: «Quando l’Assemblea discuterà pubblicamente la nuova Costituzione, i banchi del governo dovranno essere vuoti». Che belle queste parole di Calamandrei, e quando diverse dal clima che stiamo vivendo e dal come si è arrivati a questa che, comunque la si giudichi, e la più grande riscrittura della Carta da quando è in vigore.

Su una cosa, però, i novelli costituenti potrebbero seguire le indicazioni di Calamandrei: lasciare vuoti i banchi del governo. Solo che, invece che nel momento della discussione del Parlamento sulla nuova Costituzione (ché questo sarà, nel caso sia approvata al referendum), fase durante la quale ben presidiate dai ministri erano le aule, quegli scranni potrebbero essere lasciati vuoti durante questa lunga campagna elettorale in vista del 4 dicembre. Pare infatti, raccontava giorni fa Francesco Bei su la Stampa, che Renzi, entusiasta del successo di share ottenuto nel confronto con Zagrebelsky e convinto che quello televisivo sia il canale per raggiungere gli elettori indecisi, abbia intenzione di mandare con maggiore frequenza gli esponenti del suo esecutivo a dar battaglia in favore del “sì”. Scelta legittima, chiaro, ma la domanda rimane: non hanno null’altro da fare?

No, perché quotidianamente ci spiegano che loro sono il governo che fa le cose, che mette in pratica le idee, che concretizza i progetti, e che in Italia c’è ancora molto da fare per cambiare il sistema e far ripartire il Paese. Ora, alle prese con una legge di stabilità che sconta una crescita di Pil inferiore alle previsioni (perché non sono quelle a essere sbagliate, è questo a non essere cresciuto come doveva, ovvio), l’Europa che non capisce quanto sia giusto dar ragione a Renzi (più o meno quello che si legge tutti i giorni sulla Pravda, pardon, o “magari”, su l’Unità), ponti sugli “stretti” da costruire e pericoli immani da cui stare alla larga, i titolari dei vari dicasteri riescono anche a trovare il tempo per girare come trottole da una trasmissione all’altra?

Dimenticavo: se mandi i ministri in tv, poi è arduo sostenere che il voto non sia sul governo.

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