Gli analisti non sono nella mailing list

La nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza «condurrebbe a un esito non positivo del quadro programmatico 2017 e, in particolare, delle stime di crescita del Pil per il prossimo anno, sia in termini reali che nominali. Stime che appaiono contrassegnate da un eccesso di ottimismo». E ancora, sugli effetti attesi dal congelamento dell’aumento dell’Iva, «il governo considera un effetto positivo pari a 0,3 punti percentuali, ma è un calcolo che non ha riscontri in alcuna stima econometrica». Infine, a proposito dei risvolti delle manovre extra deficit, «l’effetto espansivo ora ipotizzato resta assai maggiore di quello prefigurato in sede di Def 2016».

Le citazioni da gufi sono, nell’ordine, dell’Ufficio parlamentare di bilancio, della Banca d’Italia e della Corte dei conti, contenute nei documenti e nelle relazioni presentate durante le audizioni davanti alle commissioni parlamentari sullo strumento di programmazione economico-finanziaria. A parte il giudizio dell’Istat, che cautamente indica come in linea con le trimestrali sul Pil e delle amministrazioni pubbliche già diffuse le previsioni di Palazzo Chigi, le tre autorità indipendenti non sembrano condividere l’invito all’entusiasmo diffuso a piene mani dai tweet e dalla puntuale (almeno quanto ripetitiva) newsletter del presidente del Consiglio.

Anzi, dal loro scetticismo, si sarebbe portati a credere che qualche collaboratore di Renzi non li abbia nemmeno inseriti nella mailing list “del cambiamento”. Non si spiegherebbe altrimenti come possano non sentire l’effervescenza che anima l’intero Paese sulle note trionfali del nuovo che avanza e s’invera. Insomma, l’Italia riparte, la crisi è finita, riprendono i grandi progetti, persino il ponte sullo Stretto, e questi stanno ancora lì a mettere in dubbio che il Pil crescerà quanto il Governo ha stabilito che cresca?

“Disfattisti”, non trovo altre parole (salvo credere che possano aver qualche ragione, s’intende).

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