Nelle democrazie parlamentari non si vota per i governi

Non ho guardato il confronto fra Zagrebelsky e Renzi, non per posa elitaria, ma semplicemente perché già ne conoscevo le rispettive posizioni e non capivo, e non capisco, in cosa o come il vederli a confronto avrebbe potuto cambiare le mie opinioni in merito. Ho già ascoltato quello che avevano da dire in altre occasioni, sentirli quasi “posti a duello” è un’americanata che non m’appassiona. Da quello che ho poi letto nei commenti in giro per l’internet o sui giornali, però, un po’ tutti hanno reagito allo scontro visto in tv, nella sostanza, ignorando le tesi, e la loro esposizione, che già prima della trasmissione non condividevano o trovando in quello che hanno ascoltato la conferma di quanto già pensavano e avevano deciso. Insomma, ognuno ha trovato conferma dei propri pre-giudizi. Poi ci sono stati quelli che han fatto il tifo, ma fa parte delle americanate.

M’è invece capitato di ascoltare, ieri mattina nel tg di Rai News 24, le parole di Renzi a Pesaro, in un evento (sai che novità) organizzato dal comitato “Basta un sì”. Due cose in particolare mi hanno colpito: quando, parlando della legge elettorale, ha detto in sostanza che, per lui, «l’Italicum è un’ottima legge perché è mutuata da quella dei sindaci», e dopo, citando quel confronto col professore, ha ricordato come Zagrebelsky (estendendo oltre il dovuto le parole del costituzionalista) gli avesse detto che «votare non significa scegliere chi vince», prendendo così il destro per la solita battuta, «quelle sono le Olimpiadi», e spiegando che, a parer suo, le elezioni servono proprio a stabilire «chi ha vinto e chi ha perso» . Ecco, lì ho compreso che c’è un problema sul senso della definizione “democrazia parlamentare”.

Ora, per non farla lunga, io credo che il limite del confronto sia tutto in quella visione. Mentre Renzi dice che la sua legge elettorale è ottima perché simile a quella usata per i sindaci e nel momento in cui afferma che le elezioni sono il metro per assegnare la vittoria, introduce, non so quanto consapevolmente, un tema che non attiene alle democrazie parlamentari, ma, al massimo, ai sistemi presidenziali. È in quelli, infatti, che i governi, o i relativi capi o quelli degli stati, sono eletti “direttamente”, come i sindaci in Italia, ed è là che, chiaramente, votando si decide chi vince e chi perde, indicando, in modo chiaro e incontrovertibile, chi sarà a formare l’esecutivo.

Diversamente, nelle democrazie parlamentari, votando si scelgono i rappresentanti della nazione, che sono “deputati” a scegliere chi dovrà governare, trasferendo su di essi, per loro tramite, il volere espresso dall’elettorato. Vi sembrerà ovvio, eppure credo che sia necessario ripetere che questo è quanto prevede il nostro sistema. Sempre che non mi sia perso qualcosa e che il cambiamento dell’assetto istituzionale non sia, surrettiziamente, giunto fino a questo punto, a stravolgere la forma di governo che ci eravamo dati con la Costituzione del ’48.

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1 risposta a Nelle democrazie parlamentari non si vota per i governi

  1. Fabrizio scrive:

    Ciao Rocco,
    il Renzi e la sua maggioranza come dato di fatto, visto e sentito e letto in questi anni ,non e’ un governo democratico parlamentare ma e’ nella forma reale e struttura concreta un governo neoparlamentare.
    Un governo neoparlamentare nato tra ieri ed oggi, haime’ per noi, ma lo sara’ anche per i prossimi anni e anni, con la riforma legge costituzionale e qualsiasi legge elettorale.
    Come ci insegnano , un governo neoparlamentare consiste in un rapporto fiduciario piu’ stretto nella sua forma oligarchica di Stato Unitario e nella sua struttura aristocratica di Repubblica .

    p.s. segue……..

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