Non è una novità

Hanno destato molto scalpore le parole dell’ambasciatore statunitense in Italia a proposito del referendum costituzionale prossimo venturo (chissà quando, e chissà se, a questo punto). Intromissione inconcepibile per alcuni, qualche sorriso di approvazione per i concordi con la sua tesi, sostanzialmente un intervento di cui tanti, soprattutto i sostenitori del “sì”, per quanto forse non ne abbiano piena consapevolezza, avrebbero fatto volentieri a meno, dato che rafforza le teorie di quanti vedono su quel disegno una mano esterna, che passa da J.P. Morgan e arriva fino a Sergio Marchionne. Tuttavia, quale sarebbe la novità?

Come in tanti, nostri governanti compresi, John Phillips ha detto che «la vittoria del “no” al referendum sulle riforme costituzionali sarebbe un passo indietro per attrarre investimenti stranieri in Italia», mentre la riscrittura della Costituzione fatta da Renzi «è una opportunità per offrire la garanzia di stabilità a livello di governo; 63 governi in 63 anni non danno garanzie». Ricordare che la nostra Repubblica di anni ne ha 70 o ragionare sul fatto che la stabilità di governo non è in sé indicativa della qualità, dell’azione e dello stato della politica in un Paese (la Corea del Nord è “stabilissima”, per dire), sarebbe perfettamente inutile: come dicevo, il rappresentante Usa ha ripetuto quello che da tempo i nostri ministri vanno dicendo, e cioè che se vince il “sì” si apriranno i grandi spazi necessari allo spiegamento delle magnifiche sorti e progressive del “nuovismo” governante, in caso contrario, sarà pianto e stridore di denti.

Certo, mi direte: però lui non doveva permettersi una simile ingerenza. E pure qui, la novità dove sarebbe? Da 73 anni (no, non è un errore, dico proprio dal ’43, ai tempi dello sbarco in Sicilia), l’America si intromette negli affari di casa nostra, con governi più o meno supini all’azione degli uomini al servizio dello zio Sam. Perché Phillips avrebbe dovuto trattenersi dal dire quello che ha detto? Solamente perché alla fine del suo intervento non ha distribuito cioccolata, sigarette e chewin gum?

Per inciso, anche nostri importanti rappresentanti governativi e delle istituzioni non hanno esitato a mostrarsi attenti e pronti a sostenere (certo, per quel che vale quel sostegno) una parte piuttosto che un’altra in “affari interni”, cosa che sono appunto le elezioni presidenziali, come hanno fatto, tenendoci a farlo sapere, nel luglio scorso la ministra Maria Elena Boschi e la presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini. Avete sentito qualche politico americano definirla un’ingerenza intollerabile?

Lo so, lo so, state pensando: ma perché, lì se ne sono accorti? Perfidi! Nondimeno, a ragione.

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