Ditemi che non è vero

«La feroce scossa tellurica delle 3,36 del 24 agosto ha finito per cambiare anche il piano di Matteo Renzi per tornare politicamente a galla. […] il terremoto ha cambiato tutto. Renzi come prima cosa ha fronteggiato l’emergenza fisica che non è mai stato il suo forte […]. Poi, appena ha avuto il tempo di ragionare su come gestire l’emergenza sul medio periodo, Renzi, seguendo i consigli del guru americano Jim Messina […] ha deciso di coinvolgere nell’operazione-ricostruzione due personaggi molto diversi da loro: da una parte Vasco Errani, ex governatore dell’Emilia-Romagna, grande amico di Pier Luigi Bersani, dall’altra l’“archistar” Renzo Piano, col quale Renzi coltiva da due anni un rapporto personale, che si è sostanziato in diversi incontri. Dunque, un’operazione squisitamente politica e una di immagine, con personaggi che “parlano” a due segmenti diversi di opinione pubblica».

Operazione politica? Operazione d’immagine? Personaggi che parlano a settori differenti dell’opinione pubblica? Certo che nemmeno io, che non ho mai lesinato critiche al presidente del Consiglio, avrei saputo essere così sprezzante da far passare per esercizi di inusitato cinismo le sue azioni. Invece, ieri su La Stampa, Fabio Martini, con un candore quasi inconcepibile, dato il contesto, parla di una «mossa» valutata con il suo consulente elettorale che, fra l’altro, vedrà ora un suo possibile rivale, persona validissima che tutti sosteniamo e a cui auguriamo il miglior successo in questo prossimo lavoro, «costretto» nel lavoro per la ricostruzione. Ditemi che non è vero. Chiaritemi che in nessun modo calcoli legati a equilibri politici e mediatici siano entrati in questa partita. Urlatemi che è tutta una montatura del quotidiano torinese, noto foglio antirenziano, per giunta, e fatelo così forte da svegliarmi dall’incubo che quelle parole evocano.

Io, ripeto, mai dolce nei confronti del renzismo, a tanto non posso credere. Che la tragedia immane che si è abbattuta sul Paese potesse diventare occasione per, come scrive il retroscenista, «tornare politicamente a galla» è un pensiero che non può, né potrebbe mai, aver sfiorato la mente di Renzi, come di nessun governante in nessuna situazione. Per questo attendo a breve la smentita categorica e ferma di quelle illazioni; ne va dell’onore della nazione intera, prim’ancora e oltre quello di chi, pro tempore, è chiamato a guidarla.

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