Al pensiero del brindisi la sera delle elezioni

Nel mese di giugno di dieci anni fa, precisamente il 5, nasceva Filopolitica; siccome non sono autocelebrativo, non ho scritto un post di auguri e non intendo farlo con questo. Ciò che notavo, curiosamente, è la coincidenza per cui, fra gli articoli di quel mese, ve ne erano un paio sul “no” al referendum costituzionale e contro la riforma fatta da Berlusconi e Calderoli con il corredo dei “saggi” (absit iniura verbis) della baita di Lorenzago.

Tra i temi che allora mi convinsero a oppormi a quel testo vi fu l’esagerato numero di articoli cambiati, più di un terzo, che ne faceva non la semplice revisione della precedente, ma una nuova Carta voluta solo dalla maggioranza parlamentare, per di più tale in virtù d’un sistema maggioritario e non rappresentativo delle reali proporzioni della società e del Paese, e il fatto che si introduceva una vistosa torsione “governista” nell’assetto dello Stato, in grado di cambiarne la forma. I picchi che quella raggiungeva questa non li tocca, sarebbe scorretto non ammetterlo, ma i modi dell’approvazione e i tratti che ne forgiavano l’anima, e le preoccupazioni che in me suscitavano, non sono differenti. Ecco perché mi opponevo allora e mi oppongo ora; non per “partito preso”, considerato anche che ieri a farla erano quelli che avevano sconfitto la parte che avevo votato e oggi sono proprio gli eletti pure col mio voto a volerla.

Come all’epoca così adesso, mi preoccupa quello che potrebbe succedere. La riforma Renzi-Boschi, che si unisce e si lega alla riscrittura della legge elettorale in senso ancor più maggioritario con tanto di previsione del ballottaggio, è il tentativo, nemmeno troppo nascosto in verità, di rendere più facile il comando del capo del governo, di quello che, per dirla in renziano stretto, «la sera delle elezioni sarà il vincitore». Io penso invece che si debbano mantenere in vita e in buona salute tutti i controlli e i condizionamenti che si vollero nella Costituzione del ’48 e che furono pensati e sono funzionanti in un solo verso: quello di non far mai “comando” il governo. Perché mi spaventa il pensiero di chi possa assumerlo, quel comando, soprattutto dopo aver ridotto quei freni e quegli impedimenti al suo esercizio.

Voi come potete esser sicuri che, “la sera delle elezioni”, sarà sempre il più democratico a brindare?

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1 risposta a Al pensiero del brindisi la sera delle elezioni

  1. Enrica scrive:

    BUON COMPLEANNO FILOPOLITICA! Una boccata d’aria che respiro ogni mattina.

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