Sarà che m’han raccontato altre favole, non quelle fiabe

La scorsa settimana, la regina Elisabetta ha festeggiato i suoi novant’anni. Palloncini a forma dei due numeri, sudditi assiepati alle transenne per applaudire, regali, fiori, dirette televisive; insomma, il copione lo sapete. Guardando quelle scene, ho pensato a quelle di un film, non casualmente uscito quest’anno, dedicato proprio alla sua figura e ambientato ai tempi di quand’era ragazza, sul finire del secondo conflitto mondiale, Una notte con la Regina.

Commedia brillante, non so quanto fedele ai fatti, ma chi se ne importa, narra alcune vicende della vita delle due fanciulle di casa Windsor. Elisabeth e Margaret, appunto, nella notte in cui finirono le ostilità in Europa, e della loro voglia di libertà di poter vivere, fosse pure solo in quella sera, “una vita normale”. Bene: io alla storia della principessa triste perché costretta nel suo palazzo proprio non riesco a credere. Non solo nel caso dei regnanti inglesi, in genere dico. Sarà che son d’altra schiatta e che è tutt’altro che blu il sangue che mi scorre nelle vene, ma non so immaginare lo svolgersi di giornate come quelle.

Eppure, c’è tutta una tradizione di principesse angosciate dalla scomodità di doversi sobbarcare la durezza di piccoli legumi sotto strati e strati di morbidi giacigli. Magari è perché quelle fiabe non me le hanno mai raccontate, o forse sì, e le ho dimenticate. Quelle che ricordo, invece, e con piacere, sono le favole piene di storie di furtivi animali che s’introducevano nelle cantine di ricchi signori per svuotarle d’ogni bene stando ben attenti a non impedirsi, ingrassando, la via della fuga, di madri che cercano piccoli “Pollicini” persi e che al sentire come risposta “nella pancia della vacca” ai loro richiami per sapere dove siano finiti, tutto sommato, trovan conforto (va spiegata: “nella pancia della vacca” è un’espressione che dalle mie parti suona un po’ come “nella bambagia”, sebbene quel “Pollicino” intendesse dire in senso letterale), ché più dura era comunque la vita all’esterno, di salariati tanto scaltri, almeno quanto sfruttati, da far passare come trasporto di paglia da imballaggio la sottrazione delle carriole usate per uscire dai cancelli del padrone.

No, per le sorti di principi e principesse proprio non so commuovermi.

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2 risposte a Sarà che m’han raccontato altre favole, non quelle fiabe

  1. Fabrizio scrive:

    Non storie “ resoconti” su chi e dove e quando , altre bugie “fandonie ” del cosa non rivelare sul cambia verso dell’Italia e narrazioni “ racconti ” sul come e’ finito il tempo di………

    p.s. continua…..

  2. Fabrizio scrive:

    Non rivelare il cambia verso dell’ Italia “Renzi” nei confronti della Grecia “Tsipras” perche’ e’ finito il tempo dei resoconti (basta regalare una cravatta)

    Non rivelare il cambia verso dell’Italia “Renzi”nei confronti dell’Austria perche’ e’ finito il tempo delle storie diplomatiche antecedenti (12 febbraio 2016)

    p.s. continua………

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