Quello che del petrolio brucia di più

Di tutta la triste vicenda delle inchieste sulle estrazioni di petrolio tra Val d’Agri e Tempa Rossa, quello che brucia di più è un aspetto che sembra nascondersi nelle pieghe delle notizie di dimissioni di ministre con compagni indagati che fanno passare emendamenti previo accordo con colleghe figlie di padri dall’identica sorte. Leggo da Repubblica on line: «La prima parte dell’indagine riguarda presunti illeciti nella gestione dei reflui petroliferi al Centro oli Val d’Agri, a Viggiano, dell’Eni. L’inchiesta riguarda lo “sforamento” dei limiti delle emissioni in atmosfera del Cova. I dirigenti dell’impianto Eni coinvolti, si legge nelle ordinanze, “erano consapevoli dei problemi emissivi” del Centro, ma “cercavano di ridurre il numero di comunicazioni sugli sforamenti invece di incidere direttamente sulla causa del malfunzionamento o dell’evento” allo scopo di “non allarmare gli enti di controllo”. A ancora: i vertici dell’impianto Eni “qualificavano in maniera del tutto arbitraria e illecita” rifiuti pericolosi come “non pericolosi”, utilizzando quindi un “trattamento non adeguato” degli stessi scarti, e “notevolmente più economico”, e dati sulle emissioni in atmosfera “alterati”».

E quando quei luoghi di cui senti in tv o leggi sui giornali sono quelli in cui sei nato e cresciuto, dove vivono i tuoi cari e dove la tua mente torna ogni maledetta volta che deve dare un senso alle parole «paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti», allora la cosa è diversa. Perché mentre i tuoi luoghi franano, e non è figura retorica, nel disinteresse generale e le tue genti, come te, partono costretti da un’idea di sviluppo che significa, sempre e tutte le volte, lasciare le proprie cose e gli orizzonti che si sanno amati, alcuni si arricchiscono, e tanto, nello stesso tempo in cui spiegano come siano loro nel giusto e non tu costretto a fare spazio, può capitare d’avvertir crescere quel sentimento amaro che cede al rancore.

“Occupazione e benessere”, dicono quelli che vogliono le trivelle a casa tua, che sia l’Eni all’ombra del santuario della Madonna Nera, da prima del petrolio, o la Total tra Corleto e Gorgoglione, ché la grandeur non si ferma alle Alpi, anzi. Emigrazione e miseria, sai tu esser la sorte dei posti di cui oggi s’accorge la stampa nazionale, pure quella amica del governo, e i media di Stato. Il governo, certo; quello che qualcuno ti ricorda non sarà mai “il tuo”. E ha ragione: mai ci sarà un governo dei cafoni. E lo Stato, ovvio: che come sempre e da sempre, per la tua schiatta, «è più lontano del cielo, e più maligno, perché sta sempre dall’altra parte». E sei stanco di spiegarlo, ché già sai e da tempo ti dici che «se mai qualcuno capirà/ sarà senz’altro un altro come me».

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