La situazione è grave, ma non è seria

Uno ci proverebbe pure a essere serio dovendo riferirsi a situazioni drammaticamente gravi come quelle che stiamo vivendo. Solo che è davvero maledettamente difficile rimanerlo, se si prova, anche per pochi istanti appena, a cercare di commentare il panorama delle cose accadono alla luce delle reazione che le stesse determinano nelle nostre classi dirigenti e di governo. Andiamo con ordine.

Renzi ha detto che lui, di fare la guerra, non ci pensa minimamente. In questo, lo ripeto, sono “renzianissimo”. Però non posso dimenticare che la Pinotti, che, absit iniura verbis, sarebbe la ministra competente per le questioni belliche, aveva già ipotizzato una spedizione italica sulle sabbie di Tripolitania e Cirenaica (a proposito, ma un tempo cose così, a sinistra, non suscitavano accuse di “neocolonialismo”?), con tanto di previsione dell’invio di cinquemila uomini, almeno, e che Gentiloni, titolare degli Esteri (non prendetevela con me, non sono io a scegliere i ministri), immaginava già i nostri militari intenti ad allacciarsi gli anfibi per partire alla volta della Libia. Se ci fosse una maggioranza adeguata al ruolo e un’opposizione in grado di svolgere il proprio compito, chiederebbero all’esecutivo di chiarire la sua posizione, dato che è evidente che tra quello che dice il premier e quanto vanno asserendo i ministri c’è una inconciliabile discrasia. E trattandosi di una questione di quella rilevanza, la questione non può essere archiviata con la solita alzata di spalle ad accompagnare il trito ritornello del “tanto abbiamo i numeri”.

Perché quelli, i numeri, in Parlamento li hanno, e nessuno li mette in discussione. È sugli altri che fanno semplicemente “caciara”. E gli altri se ne accorgono. Come ha fatto l’ambasciatore statunitense, che alle precisazioni governative sulle sue parole in un’intervista nella quale parlava di ruolo guida e cinquemila uomini in armi per l’Italia in Libia, ha risposto con la più semplice delle prassi diplomatiche: spiegando che lui non si stava inventando nulla di nuovo, ma che erano stati proprio gli italiani a chiedere quella guida e a parlare di quel contingente.

Ecco, in un Paese normale noi pretenderemmo di sapere come stiano realmente le questioni, se cioè hanno ragione la Pinotti e Gentiloni, e quindi ci sono migliaia di nostri uomini e donne pronti a partire, e magari alcuni di loro a ritornare a casa avvolti nelle bandiere, e quindi è il presidente del Consiglio a fare dichiarazioni di comodo nascondendo la verità, oppure è vero quel che dice Renzi, che l’Italia non parteciperà ad alcun conflitto, e di conseguenza sono i due esponenti del governo che parlano di cose di cui non hanno minimamente contezza, tanto da profondersi in dichiarazioni totalmente slegate dalla situazione effettiva. In entrambi i casi, la conclusione sarebbe che, o del premier, o di due dei più importanti ministri, non ci si può fidare, e non saprei quale sarebbe l’eventualità peggiore.

Ma siccome sappiamo che la cifra della nuova stagione inaugurata dalle élite di questa nazione ha come verbo il “basta che si vada sui giornali”, per fortuna nessuno di noi prende seriamente quello che viene detto. E anche purtroppo, dato che spesso, facendo il contrario di quel che si afferma, a pagarne le conseguenze siamo un po’ tutti. In questo, però, i “rottamatori” si inseriscono in un filone collaudato della storia patria, che già nel 1956 faceva scrivere a Ennio Flaiano, nel suo Diario notturno: «La situazione politica in Italia è grave ma non è seria».

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