Il punto non è la libertà, ma le coscienze che la esercitano

Grillo dà libertà di coscienza ai suoi sul voto al “ddl Cirinnà” e le unioni civili. Viene da sorridere pensando al fatto che arriva dai teorici del vincolo di mandato in Costituzione, ma va bene. Renzi aveva già ipotizzato la stessa cosa, e anche qui l’ilarità torna, dato che è il campione della fiducia estorsiva del “o così, o a casa” a pensarlo. Zanda apprezza la scelta dei grillini, e vien da piangere pensando a come si erse a fustigatore d’ogni eccezione quando si trattava di riforma costituzionale o elettorale. Ma che ci volete fare: questo è lo stato delle cose.

Dopotutto, a me la libertà di coscienza va bene, sempre, un po’ come il voto segreto; erano altri che volevano imporre la trasparenza a ogni costo o temevano che in quelli (vedi il caso della decadenza di Berlusconi) s’annidassero altri 101 (quasi fossero spariti i primi, d’altronde). Se pensassi che senza coercizioni o controllo il Parlamento potrebbe votare ogni nequizia, allora starei dubitando della qualità stessa dei parlamentari. Non è l’ombra a fare il reo, non è l’occasione a far errare. Le coscienze, liberate o meno, rimangono quelle che sono. E qui sta il punto.

Se mi fosse toccato di votare sul “ddl Cirinnà”, avrei votato a favore, sebbene lo ritenga sicuramente insufficiente per quanto nella giusta direzione. Se avessi avuto la ventura di dover votare la fiducia a un governo con la destra, dopo averla per anni condannata, non lo avrei fatto, checché ne dicesse il partito d’appartenenza. Se davanti al mio voto si fosse trovata una riscrittura della Costituzione che tradisse nello spirito e nella lettera il testo della Carta del ’48, una norma sul lavoro contraria a decenni di parole e impegni in materia, una legge sulla scuola simile a quelle combattute quando le facevano altri, le avrei respinte, senza deleghe o questioni di fiducia che potessero tenere.

Allo stesso modo, immagino, facciano tutti quelli che sono lì. Se quelle cose le hanno votate, è perché proprio com’erano volevano che fossero, o comunque tali per loro andavano bene. Se la legge sulle unioni civili non dovesse essere approvata nella forma in cui è stata presentata, sarà perché la maggioranza di quelli sono chiamati a votarla non la condividono. E qui sta il punto.

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