Segno opposto, natura differente

Solo un idiota potrebbe pensare che qualcuno non affetto da turbe particolari possa trarre soddisfazione dal vedere andar male le cose. Dunque, non mi rallegra affatto l’apprendere che nel mese di dicembre gli occupati siano calati di 21 mila unità e che la disoccupazione sia tornata a mettere il segno più davanti ai decimali che ne segnano l’andamento. Tuttavia, è curioso il nesso di causalità che lega intermittentemente la politica all’economia.

Mi spiego meglio. Qualche tempo fa, decimali grosso modo altrettanto insignificanti per lo stato concreto delle persone che quei numeri li vivono sulla pelle, avevano fatto profondere i governanti in giudizi così lusinghieri sulle proprie leggi (lo conoscete quel motto diffuso nell’area partenopea e in altre parti del Sud e portato in musica da James Senese, che punta a mettere in risalto come sia inutile chiedere al venditore pareri sulla qualità della sua merce, “acquaiò, l’acqua è fresca?”, vero?) da spingere il sentimento di chi li ascoltasse ben oltre il confine dell’imbarazzo. Oggi, dopo annunci di pantagruelici numeri di nuovi assunti presunti da ministri preposti e interpretazioni autentiche autorevolmente redatte di servizio del partito di governo e al governo per partito servienti, pari variazione ma di segno opposto muove reazioni di natura differente, al limite, nessuna.

Certo, si sa che per ogni successo s’affollano i padri mentre sempre orfana è la sconfitta, però una misura nelle cose sarebbe gradita. Perché io sono pronto a riconoscere tutti i meriti al governo per ciascun punto positivo che l’economia ci rende, ma sarebbe carino se una volta, una sola, si assumessero un po’ della responsabilità per quelli negativi. Se c’è da applaudire i legislatori e i provvedimenti che assumono per uno zero virgola in meno, cosa dovremmo chieder loro, e sono sempre gli stessi, per tutte le risalite che il numero di disoccupati ha avuto da quando la loro legislatura è iniziata?

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