La ballata degli ingrillati

Lo ammetto: in una partita fra il grillismo realizzato nei tanti amministratori di pagine Facebook assurti all’amministrazione pubblica e il renzianesimo inverato nell’estasi giustizialista dell’ortodossia da neoconvertita di Pina Picierno, tifare per gli infortuni è una tentazione assai forte a cui resistere. Per di più, in una situazione in cui, entrambi, paiono avere identiche posizioni, con i secondi a chiedere le dimissioni di un sindaco e i primi a certificarle attraverso la consueta formula della politica ai tempi del blog: “Rosa Capuozzo, per te, il M5S finisce qua”. Fino al coup de théâtre di Renzi che cerca di fuggire l’abbraccio di Grillo con un “la sindaca di Quarto non si deve dimettere, perché eletta dal popolo”, smentendo in un sol colpo i suoi e se stesso, dato che su Marino (immagino anch’egli “eletto dal popolo”), appena qualche mese fa, il ragionamento fu esattamente inverso.

Detto ciò, lo spettacolo che le principali forze politiche del Paese stanno dando in relazione alla vicenda di Quarto la dice lunga sulla qualità delle nostre classi dirigenti. Stando ai fatti, alle inchieste e alle intercettazioni, Alfonso Cesarano, imprenditore sospettato d’essere legato al clan camorrista dei Polverino, avrebbe portato consensi al candidato pentastellato Giovanni De Robbio in collaborazione con un ex assessore Pd, Mario Ferro, forse smarritosi per l’esclusione della lista del suo ex partito dalle consultazioni proprio per dubbi su possibili infiltrazioni. Non “a gratis”, come sempre accade con quei voti; una volta eletto, infatti, De Robbio, sostengono gli inquirenti, avrebbe cercato di ricattare, allo scopo di ottenere affidamenti di gestioni e lavori per i suoi sodali, la sindaca Rosa Capuozzo con una storia di abusi edilizi.

Una vicenda davvero preoccupante per lo stato dei rapporti fra politica e malaffare, se ci fosse il tempo per pensare e riflette. Al contrario, si fa a chi urla di più: il Pd chiede destituzioni a raffica, il M5S, prima espelle De Robbio, finito nell’inchiesta, poi la Capuozzo, sebbene non indagata, per non aver denunciato le indebite pressioni.

Bisogna ammettere che, al di là dei modi, la teoria che ha condotto alla duplice espulsione è coerente con il pensiero di quel movimento: se chiedono le dimissioni degli altri a ogni fascicolo sospinto, non possono non espellere i loro quando accadono cose assimilabili. Destano piuttosto sospetto le grida di “onestà, onestà”, lanciate nel corso dei lavori del consiglio comunale della cittadina campana da quelli che, di solito, aborrono tali toni giustizialisti e fanno pratica di garantismo così spinta da non vedere travi emiliane dove scorgono bruscolini flegrei. Più in linea con la propria tradizione la posizione del premier, alla quale non faranno fatica ad accodarsi anche i più accaniti urlatori democratici di dimissioni, che scopre nell’elezione della Capuozzo un portato di volontà popolare che non vide o non intese riconoscere nell’esito delle consultazioni di Roma.

Facendo la tara dei fatti (che così siamo ridotti), i nuovi “dem ingrillati” che stiamo vedendo all’opera per espresso ordine del partito nell’abbordaggio on-line fanno sorridere. E fanno sorridere pure i commenti che si leggono per l’internet di tanti grillini sinceramente afflitti di scoprirsi nudi dinanzi allo “specchio riflesso” che bambinescamente gli viene rivolto dai loro contatti social piddini, non a torto legittimamente stanchi di essere umiliati e offesi per le scorrerie di ignoti amministratori in remoti angoli dell’italica provincia.

A intristire, invece, e non poco, è la considerazione della fine della politica nella pratica delle emozioni, del rancore, dello slogan continuo, ripetuto, vuoto. In questo, M5S e Pd sono sempre più indistinguibili. Per entrambi, i loro leader traggono vantaggio dal motore sempre acceso dell’antipolitica come sentimento peculiare della stagione presente; in entrambi, i loro militanti sono pronti, lesti e addirittura felici di smentire le proprie parole e le personali posizioni a un cenno del Capo.

Due miserie in un medesimo tifare.

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