Forse i dissidenti non avevano tutti i torti

Perdere tempo sul già stato con i “se” e con i “ma” è davvero un esercizio vano. Non serve a nessuno e non aiuta a risolvere alcun problema. Però, quando ho sentito Enrico Letta superare nell’opposizione allo schema che lo ha eletto presidente del Consiglio quelli che a lui si opponevano, un qualche scivolamento nel tentativo di rilettura della storia appena passata l’ho provato.

Insomma, dice Letta che “l’affermazione del Movimento 5 Stelle è stato un terremoto al quale non si può rispondere banalmente facendo alleanze”. Perdindirindina; cos’è questo se non quello che dicevano i dissidenti all’interno del suo partito e dell’alleanza con cui lo stesso si era presentato alle elezioni? Quando si diceva che non era sommando qualche parlamentare che si sarebbe rimediato a quello che si era rotto, nella migliore delle ipotesi si veniva sbeffeggiati. Eppure, ora è lo stesso interprete di quella soluzione a sostenere un’identica tesi. Direi meglio che mai, se non fosse troppo tardi.

Letta va anche oltre, e in un’intervista al Corriere della Sera ribadisce sostanzialmente la stessa tesi, solo in versione francese, spiegando che l’errore più grosso che le forze moderate ed europeiste potrebbero compiere sarebbe quello di una sorta di union sacrée contro il Front National, e che è con la prova del governo di quella forza che si può sgonfiare la rabbia che la sostiene e la sospinge. Al di là del risultato d’Oltralpe, e che avremo tempo e modo per capire in questi giorni del dopo elezione, sempre che non ci si voglia fermare al solo dato numerico, quanta differenza c’è tra il Letta di oggi e quello che veniva celebrato a media unificati per le porte sbattute in faccia con durezza ai grillini.

Non intendo in alcun modo lanciarmi nell’analisi delle parole dell’ex inquilino di Palazzo Chigi, ma dubito che a questa conclusione lui sia arrivato davvero e solamente adesso. E con egli, tutti quanti lo hanno sostenuto e supportato. No, chi fa politica a quei livelli, parlamentari e alti dirigenti di partito, non poteva non aver già letto la realtà con le lenti che ora pare indossare il neo professore di Sciences Po. È che la risposta che si doveva dare a quel terremoto avrebbe messo in discussione le proprie posizioni, mentre le alleanze avevano il merito di allungare la permanenza nei ruoli e nei posti di potere.

Forse erano banali, come ora le definisce Letta; di certo, erano, e sono, rassicuranti. Ci sarebbe voluto però più coraggio e una visione differente delle cose, che non puntasse a garantire nessuno e che mettesse tutto sul terreno della controversia e del conflitto, immaginando una redistribuzione diversa e altra del governo e della rappresentanza. Grosso modo, quello che alcuni che allora venivano additati quali “dissidenti” sostenevano.

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