Fatevene una ragione

Mi è capitato di leggere in questi giorni commenti, osservazioni e lettere di sindaci sul risultato delle amministrative francesi lette in ottica delle prossime scadenze elettorali che attendono il nostro Paese. E soprattutto fra i sostenitori del Pd ho incontrato molti che, in un certo qual modo, facevano del risultato d’Oltralpe un monito per la sinistra. Del tipo: “Avete visto il successo di Marine Le Pen? Evitiamo di perpetuare inutili divisioni che possano favorire la destra”.

Bene, sembra razionale ma non lo è. Primo, perché in Francia il modesto, per esser buoni, risultato del Ps è legato alle politiche di Hollande, ma non certo a divisioni interne. Secondo, perché “favorire la destra” è quello che stanno facendo i socialisti francesi, ritirando i propri candidati per non danneggiare quelli dei Républicains di Sarkozy, che fino a prova contraria è un partito di destra. E terzo, perché evidentemente devo essermi perso qualcosa. Quando in molti dicevamo che alcune cose era meglio non farle, dal Jobs Act alla Buona Scuola, dallo Sblocca Italia alla riforma governista della Costituzione, altrimenti, da sinistra, sarebbe stato difficile votare per il Pd o per forze politiche ad esso alleate, la maggioranza di quel partito rispondeva: “ce ne faremo una ragione”. Pertanto, non è un caso se si è arrivati al punto di rottura, ma è quanto chi aveva il potere e la responsabilità di decidere ha deciso. Tutto qui.

Infine, ma di quali alleanze parlano i sostenitori di Renzi? Non erano gli stessi che applaudivano alla legge elettorale che le aboliva? Non provengono dalla medesima tradizione che vagheggiava “vocazioni maggioritarie”? Da soli puntavano a vincere, da soli correranno; non vedo scandalo. Se, al contrario, le alleanze fossero state il tema forte della loro azione politica, tutt’altre sarebbero state le decisioni, i modi e i temi del dialogo e del confronto, altro che #amorteigufi, #viasfaltiamo, #chinonsaltarosiconeè.

Perché in fondo, dire che la colpa delle sconfitte è della sinistra è fin troppo facile. Nelle amministrative ancora di più. Se un candidato sindaco nelle città più importanti che saranno interessate dalle amministrative non prenderà il cinquanta per cento più uno dei voti, ballottaggio compreso, sarà perché quel cinquanta per cento più uno dei cittadini ne ha preferito un altro.

Quando la sinistra comodamente definita radicale non vince, i sedicenti moderati e riformisti spiegano che la colpa è del suo messaggio. Ma se sono proprio quei moderati e riformisti a non vincere, la colpa vorranno mica attribuirla a quelli che non hanno capito il loro messaggio innovatore?

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1 risposta a Fatevene una ragione

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