Del fare la propria parte

C’era un tale che scrive su un quotidiano che fu di sinistra che invitava, giorni fa, a boicottare Emergency, a suo avviso colpevole d’essere contro l’Occidente. Ora, io come si possa boicottare qualcosa che non produce nulla e non vende niente, ma raccoglie fondi per costruire ospedali in giro per il mondo, non lo so. A parte, ovviamente, non dargli quei fondi, ma dubito che chi possa essere convinto da quel tizio sia fra i sostenitori di Emergency. In ogni caso, la tesi non è completamente sbagliata: vuoi dar battaglia a qualcuno, comincia a fargli mancare la terra sotto i piedi.

Quindi, vogliamo combattere l’autoproclamatosi Stato Islamico? Bene, chiudiamo tutti i rubinetti. Smettiamo di vendergli armi e di venderle a suoi alleati o sostenitori, o comprare il petrolio dei pozzi che controlla, da loro o da chi da loro lo compra. Che significa, cioè, che se abbiamo il sospetto che alcuni Stati non abbiano posizioni chiare contro quel tipo di terrorismo, non gli vendiamo gli aerei né gli compriamo i barili. E se poi vogliamo davvero essere efficaci, visto che non riusciremo mai a capire la filiera degli intermediatori di bombe e fucili, quel boicottaggio lo estendiamo alle imprese che li producono, che con esse collaborano, che alle stesse forniscono semilavorati o componenti, servizi o consulenze; si preoccupino anche loro di capire in che mani va a finire il proprio lavoro. E sulle banche che le finanziano, che pure hanno la responsabilità di quello che finanziariamente sostengono.

Siccome sono pienamente convinto che quella lotta bisogna farla, e dato che la penso come quanti dicono che nessuno può tirarsi indietro, da oggi farà così. Quando mi toccherà fare benzina, cercherò di capire dove arrivi il petrolio usato dalla compagnia che me la vende, e in base a quello deciderò da quale andare. Proverò a sapere se la banca presso cui ho il conto corrente finanzia una di quelle aziende che fanno affari con quegli Stati o che producono le armi che dai terroristi vengono usate o che con quelle collabora in qualche modo. Mi adopererò per capire cosa fa di preciso nel mondo la multinazionale che riempie dei suoi prodotti gli scaffali del supermercato sotto casa, se lavora per l’inclusione o se alimenta i processi di marginalizzazione in cui cresce il germe del terrorismo.

Affianco a tutto questo, quando mi toccherà scegliere chi dovrà essere il mio rappresentante e il mio governante, eviterò accuratamente quei politici, e i partiti che li candidano o gli hanno candidati, che nelle loro carriera o con le proprie azioni hanno favorito tali Stati, tali aziende e tali banche. Perché è giusto: nessuno può disertare in una simile battaglia. Io questo posso fare, e questo farò.

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