Le relazioni im-mediate

Guardavo le immagini della fuga dei dirigenti di Air France dal quasi linciaggio da parte dei dipendenti della stessa azienda. Sono immagini dure, e per quanto non sono, né probabilmente mai sarò, capo di nessuno, una certa solidarietà umana per quegli uomini impauriti l’ho provata. Messa da parte la mozione dei sentimenti, però, ho provato a cercare di immedesimarmi in quei quasi tremila lavoratori, nella cui situazione è più facile che possa venire a trovarmi.

Ecco, voi immaginatevi fra loro: vi stanno per licenziare, i sindacati sono ormai così deboli che sembrano non riuscire a tutelarvi, i partiti di sinistra sono al governo del Paese, ma di voi se ne curano più o meno quanto farebbero quelli di destra, e tutti vi spiegano che questa è l’epoca della disintermediazione, per cui “arrangiatevi”. Siete soli, anche se in migliaia, dinanzi al padrone: nessuna possibilità di concertazione, nessun negoziato per impedire d’esser messi alla porta. Cosa vi resta, per trattare, se non i corpi materiali, i vostri e quelli di chi impersona il datore di lavoro? Ecco, appunto.

A cosa portano di concreto quelle relazioni dirette, senza mediazione, im-mediate? A nulla, probabilmente, ma che c’entra? Sono re-azioni, infatti, non azioni di rivendicazione sindacale o politica: quelle avete già detto che non servono più, che son roba vecchia, di un passato da “rottamare”. Ora si competete per la competizione; si salvi chi può e vincano solo i migliori. Gli altri, beh, si adattino al ruolo dei perdenti.

E si disperino, che è il punto preciso in cui inizia a formarsi l’idea cieca della violenza vana.

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, politica e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento