Ma sì, fatene Carta da parati

Nonostante il ritiro degli emendamenti da parte dell’opposizione, il Governo riesce a imporre la sua volontà e a portare direttamente in discussione dell’aula il suo testo di riforma del Senato. In conferenza dei capigruppo, la maggioranza è stata capace di ottenere quello che voleva e, seppure la scusa dell’eccessivo ricorso alle facoltà emendative da parte delle minoranze fosse ormai drasticamente smontata, non c’è stato verso. In tutto ciò, Renzi ha convocato la direzione del Pd per lunedì, immagino per chiarire a tutti i suoi che quella è casa sua e lì comanda lui.

Le sgrammaticature di questa situazione sono tutte evidenti, a partire da un Esecutivo che si fa potere costituente (addirittura, dicono i retroscenisti informati, col suo capo che pensa all’abolizione completa del Senato se non sarà come vuole, per fare forse di quell’aula, sorda alle sue richieste e grigia di professionisti della tartina, un museo; pur sempre meglio d’un bivacco di manipoli, certo), fino alla circostanza che vuole il più grande stravolgimento della Carta dalla sua approvazione a oggi opera dell’unico Parlamento giudicato eletto e composto nei numeri e nelle proporzioni da una legge ritenuta incostituzionale dalla Consulta, di cui era giudice l’attuale primo garante della Costituzione. Ma ormai non interessa più a nessuno, come a nessuno interessa il merito della faccenda: il tema, nelle parole monotone e ripetitive almeno quanto ripetute da una classe dirigente che non è capace d’altri livelli di approfondimento politico, è ormai ridotto allo scontro tra i paladini del “fare le riforme per fare le riforme” e “i gufi e i rosiconi che hanno bloccato l’Italia per decenni”. A meno che non si abbia forza, coraggio e volontà di far saltare tale assurdo schema, e ristabilire il senso delle questioni e i termini della politica, sebbene dubito che questo possa avvenire.

Perché il livello del ceto politico è quello che è, perché pure quando qualcuno fra loro potrebbe emergere, un senso di appartenenza che diventa bisogno di comunità per non dover sostenere il peso di una solitudine intellettuale a cui si è disabituati lo blocca nelle ripetute miserie vissute, e perché, infine, se avessero davvero voluto opporsi a quanto sta avvenendo, avrebbero già da tempo potuto farlo. No, Renzi vincerà la sua battaglia, più per l’inconsistenza dei suoi avversari che per le sue doti da condottiero.

Quel che vedo è disastroso almeno quanto, se non maggiormente, lo era la tentata riforma dei saggi della baita di Lorenzago, e all’epoca eravamo in tanti a dirci contrari, compresi quelli che oggi faticano a ricordarsene. Ci si dovrebbe opporre con tutte le forze, eppure non vedo intorno a me nulla muoversi di concreto. Di quella che fu una Carta nata per arginare eventuali tentazioni autoritarie si vuole fare carta da parati per le stanze dei trionfi del nuovo ideale cesarista, e la tentazione, sinceramente democratica, è di lasciarglielo fare, quasi augurandosi (e il pensiero si perde fra l’idea di non impedirlo e la tentazione di favorirlo), quale contrappasso per simili apprendisti stregoni, che a trionfare alle prossime elezioni sia ciò e chi più temono.

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2 risposte a Ma sì, fatene Carta da parati

  1. Pingback: Basta una bic: ecco perché ci si deve mobilitare e non solo lamentare | PONTE CIWATI

  2. giuseppe scrive:

    caro Rocco, permittimi di non rispondere qui alle sollecitazioni del tuo articolo ma di chiederti ospitalità per il seguente invito a tutti . Tra qualche giorno finiremo la raccolta delle firme, ma subito dopo ci spetta un impegno molto maggiore e di lunga lena : quello di costruire una base teorica-valoriale- di programma – di azione- di organizzazione di una nuova sinistra, giovane, per i problemi dell’oggi. Come non bastava la caduta di Berlusconi ad eliminare il berlusconismo, così non basta il declino di Renzi per azzerare il renzismo. Bastano i post di Pippo ? Indispensabili ma non esaustivi. Il leitmotiv dovrebbere essere quello del progetto, non vago, e molto meno quello del solo contrasto alle posizioni degli avversari politici. Organizziamo questa costruzione. Spero che l’appello sia raccolto da chi ha maggiori responsabilità e che vi sia un impegno piuttosto diffuso su questo lavoro. Cordialmente

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