Meno male che Vincenzo c’è

No, il problema non è che, nel massimo organo direttivo del maggiore partito italiano, il presidente della terza Regione del Paese per popolazione abbia definito un giornalista che aveva avuto l’ardire di criticarlo “superfluo”, “consumatore abusivo di ossigeno”, “danno ecologico permanente”, ma che quell’assemblea abbia inteso, a quelle parole, tributare un applauso di evidente approvazione e che il capo di quel consesso e di quel partito, di meglio non abbia saputo fare che archiviare la cosa come “una battuta”.

E forse, però, nemmeno questo è il punto. Il personaggio non è nuovo a simili intemerate: un’occhiata ai video delle interviste all’emittente salernitana Lira Tv chiarisce meglio di mille spiegazioni e ragionamenti portata, misura e natura del De Luca politico. Dato l’entusiasmo della Direzione del Nazareno, devo immaginare che siano proprio gli aspetti che si preferiscono: lui, le sue parole e i suoi modi, come tutto il comportamento del Pd ai tempi di Renzi, non sono affatto una rivoluzione in quel partito, al massimo una rivelazione (e se queste parole vi ricordano altre più tristi e pericolose, sappiate che non le ho scritte ignorandole).

Alcuni commenti letti qua e là sui social network confermano l’impressione. Cito il tenore di uno che ne coglie e raggruppa tanti: “ma allora, un politico non deve mai rispondere? Io a Gomez avrei detto di peggio”. Già, lo so. Nulla di nuovo. Come il dovere di rispondere a chi si etichetta come “qualunquista” (che fosse l’autentico Giannini o sia un semplice notista, il tema è sempre la lesa maestà dei migliori), la semplicità con cui si fecero e fanno le alleanze con la destra (badogliana o alfaniana, scegliete voi), lo stile saccente e sprezzante con cui si giustifica da sempre l’agire, anche nei momenti più drammatici, in cui il dubbio e chi lo solleva sono tacitati con “un bicchiere di vino in più” (pure qui, le parole non sono scelte a caso).

Quindi, “meno male che Vincenzo c’è”: almeno si capisce meglio cosa sia questo “pragmatismo” di cui parlano, unico metro e solo mito della classe dirigente contemporanea. Già che c’era, poteva pure mimare il gesto del fucile alla volta di ipotetici cronisti e commentatori. Sai che risate.

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