Chi offre di più?

Eccoci qui, dove voleva che fossimo: a commentare la sua ultima sortita, quel “via le tasse sulla prima casa dal 2016”. Bene, se il “purché se ne parli” è una vittoria, gliela riconosco. Quello che non farò è discutere se sia giusto o meno abbassare la pressione fiscale.

Perché le tasse non sono buone o cattive “a prescindere”. Ci sono imposte sacrosante, come quella sulla casa, pure la prima (e anche la mia, giusto per chiarire), e altre che dovrebbero essere abbassate, come quelle sul lavoro, o eliminate, come alcuni bolli di cui sinceramente sfugge la ratio. Il presidente del Consiglio, leggo sui giornali, avrebbe annunciato un taglio della pressione fiscale pari a 40/45 miliardi in tre anni. Sempre sugli stessi giornali, leggo che il finanziamento di grossa parte di quelle riduzioni arriverebbe da una revisione della spese. Qui sta il punto: cosa si taglierà con quella revisione?

Prendiamo l’abitazione. L’Imu sulla prima casa già non si paga, tranne che per appartamenti signorili, ville e castelli, e immagino che nessuno voglia toglierla a chi abita a Palazzo Grazioli a Roma o a Villa San Martino ad Arcore, per fare esempi a caso e non calzanti. Rimane la Tasi, ma ci hanno spiegato che è legata ai servizi, quindi serve per pagare cose come l’illuminazione pubblica o la manutenzione stradale, che sono utilizzati da tutti quelli che hanno la disponibilità di un bene immobile in una città, pure a titolo affittuario, e per questo una quota la paga anche chi sta in affitto. E poi c’è la Tari, ma è il corrispettivo che si paga per la raccolta e la gestione dei rifiuti, e non capisco come possa ovviare al pagamento chi, abitando la casa che possiede, di sicuro ne produce, dato che la pagherebbe ugualmente se di quell’abitazione fosse solo inquilino.

Quindi, qualora si accorpassero tutte quelle gabelle in un’unica Local tax, che esclusivamente all’inglese sembra ormai declinarsi il linguaggio delle riforme nostrane, vedo difficile toglierle a quelli che le pagano. Anzi, lo vedo ingiusto. Se a me togliessero del tutto le imposte per quasi 400 euro che pago sulla casa, e per far questo riducessero la spesa sociale di cui beneficia una famiglia con figli che vive in affitto, non avrei nulla di cui rallegrarmi. E un governo che proponesse questo non potrebbe avere il mio apprezzamento. Perché? Perché per me, al di là di quel che ne pensa Renzi, essere di sinistra significa, parafrasando Gaber, poter essere vivo e felice solo se lo sono anche gli altri.

Lo so, nella vocazione solitaria del tributo al trionfo dei vincenti, è difficile vederla così, eppure ci sono quelli che immaginano ancora che pagare le tasse sia bello, perché serve a tenere in piedi la società. Altrimenti, è solo una rincorsa a quello che offre di più per il godimento personale.

È una china triste, che purtroppo questo Paese dimostra sempre di voler intraprendere, dimenticando ogni volta le mete a cui ha condotto quella precedente. Ecco perché una classe dirigente dovrebbe star lontana da simili percorsi. Pure perché, in quella gara, ci sarà sempre chi la spara più grossa.

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1 risposta a Chi offre di più?

  1. Fabrizio scrive:

    C’e’ chi offre e c’e’ chi “Si offre” per il bene comune, per i diritti,perla liberta’ di pensiero, per la solidarieta’ degli uni verso gli altri e viceversa, per la legalita’ ed uguaglianza per tutti, per l’equtita’ morale, culturale, sociale ,economica e finanziaria.
    Il colui che ci sta governando a superato il limite etico morale e comportamentale!
    L’alternativa e’ un nuovo soggetto politico ; una comunita’ di pensieri della sinistra , sinistra!una comunita’ ,come ci insegna Possibile e Non Solo, di speranza e condivisione per un reale e concreto Bene Comune!
    Una Comunita’ la cui Sovranita’ appartiene al popolo ! Una sovranita’ non piu’ indiretta ma diretta.La nuova legge di stabilita’ “Sovrana” e non piu’ mercantilistica!

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