Perché altrimenti è un foglio Excel

“L’Europa, la nostra struttura comune, o sarà democratica o avrà serie difficoltà a sopravvivere in queste circostanze difficili”. Lo ha detto ieri a Strasburgo Alexis Tsipras, e in questo, devo dire, ha usato anche una buona dose di eufemìa.

In quel suo “democratica”, il capo del governo greco ha raccolto un po’ tutti gli altri concetti che stanno alla base di una costruzione politica condivisa, di una “struttura comune”, come l’ha chiamata, aggiungendoci un “nostra”, a scanso di equivoci. Il resto è roba da azzeccagarbugli o da ticchettio fastidioso di una calcolatrice a nastro. Meglio, da foglio Excel, dato che siamo nell’era dei computer. Cose che servono, certo, ma che non scaldano l’aria, “non lasciano cenere, non sciolgon la brina”, figuriamoci se possono convincere i cuori e muovere gli spiriti.

Perché la domanda, in fondo, è più semplice di quel che sembra: morireste per una tabella di calcolo? Una casa comune, tutto sommato, è anche questo, pure senza l’estremismo della morte (e però senza le banalizzazioni frivole che portano a plaudire allo stravolgimento della retorica tradizionale per fini di retorica propagandistica). Come si può fare un sacrificio per dei numeri in colonna? Come si può pensare di difendere una somma e non dei princìpi? Come immaginare che la tutela di un algoritmo, una percentuale o un rapporto possa fare “comunità”?

Di nazioni bancarie e ragionieristiche, essere renitenti e sentirsene esuli è una naturale inclinazione umana, se non quasi un imprescindibile dovere civile. Senza valori comuni che non siano quelli quotati in borsa, senza orizzonti non monetari condivisi, e pure senza un apparato retorico e un sistema simbolico comunemente accettato, di che stiamo parlando? Di una direttiva sulla misura dei cavoletti (di Bruxelles, ovvio) o di una sentenza sul sistema telefonico? L’Unione europea così come la stanno scrivendo dietro quei palazzi di vetro lucido rischia di essere raccolta a rinchiusa nell’immagine folle del formaggio senza latte, metafora perfetta di una patria senza patrioti.

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