Ma il Pse è alternativo al Ppe?

La domanda può apparire retorica, eppure non lo è: in Europa, oggi, i socialisti sono alternativi ai popolari? C’è differenza fra Schulz e Junker? Fra Gabriel e la Merkel? Fra Renzi e, che so io, Toti o Alfano? Perché il presidente del Parlamento europeo che parla della necessità di un’altra moneta per i greci, il vice cancelliere tedesco che chiude a nuovi negoziati perché la Grecia non si è allineata, o il presidente del Consiglio italiano che vede in quel referendum la scelta, escludente, fra euro e dracma, non è che parlino una lingua diversa dai vari epigoni e interpreti della linea Schäuble.

E allora, mi chiedo: perché dovrei scegliere fra due variazioni sullo stesso, identico, monotono tema? Specialmente, aggiungo, se questo si è dimostrato essere il problema, non la soluzione. E se vi sembra un quesito ozioso in tempi in cui non si vedono all’orizzonte elezioni Europee, lo diventa meno se si pensa che, in qualsiasi elezione nazionale, la prospettiva continentale diventa sostanziale, visto che poi sono i leader dei singoli Paesi a determinare le politiche dell’Unione. Quindi, mi richiedo: che senso ha votare per chi si riconosce nel Pse o per quelli che guardano al Ppe? È davvero una questione di scelte fondamentali? Che differenza c’è?

Perché poi, guardate, il fatto che i rappresentanti delle due più importanti famiglie siano alleati in vari contesti e in diverse situazione è solo un dettaglio, ma è anche una conseguenza. Se in sostanza le tesi degli uni e degli altri finiscono per coincidere, alla fine finiranno per condividersi anche i percorsi di governo o amministrativi. Se tutti erano contro Tsipras, per banalizzare la faccenda, allora l’alleanza è nei fatti e nelle dinamiche concrete e quotidiane, prim’ancora e di più che nelle assemblee elettive.

Di conseguenza, se si vuole scegliere davvero un’alternativa possibile all’impianto neo-liberista che guida l’UE ormai da decenni, non basta più richiamarsi ai valori d’un tempo certificati da una definizione, perché, ribaltando le parole di Giulietta, la rosa non è tale solamente perché così la chiamiamo, e non profuma se è solo in immagine.

Soprattutto se non c’è più la mano che nel pugno la stringeva.

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2 risposte a Ma il Pse è alternativo al Ppe?

  1. Pingback: La rosa senza pugno | PONTE CIWATI

  2. roberto scrive:

    Ottimo post. Sottolineo che l’attenuarsi delle differenze è iniziata con la “Grosse Koalition”. Le larghe intese, in Germania, in Italia, a Strasburgo si sono trasformate in un processo di assimilazione tecnocratica della classe dirigente. Adesso quegli strumenti sono diventati inservibili ai fini della dialettica democratica. E, d’altra parte, risentono anche dell’età: sono strumenti novecenteschi pensati per la società del secolo scorso, con quelle divisioni di classe. Il secolo XXI presenta stratificazioni sociali diverse e disuguaglianze crescenti, che quegli strumenti politici del novecento non sono più in grado di interpretare, se non per assuefare il tutto al “pensiero unico”. Le larghe intese, oltre ad aver distrutto l’idea del Pd in Italia, hanno distrutto anche il Pse in Europa. Bisogna pensare a qualcos’altro (e non penso certo a GUE, anch’esso strumento dell’altro secolo). A Firenze, al Politicamp di Possibile, sarebbe bello poter ragionare su questo futuro.

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