Se sperare è già partire

Moliterno, valle dell’Agri, Basilicata. Era il 1901 e l’allora presidente del Consiglio decise di partire per vedere di persona come stavano le cose nelle province meridionali del Regno. Un po’ viaggio politico, un po’ spedizione antropologica per conoscere questi strani abitanti di terre ignote, il bresciano Giuseppe Zanardelli si trovò una sera in sala col sindaco di quel borgo lucano, Vincenzo Valinoti Latorraca. “La saluto a nome dei miei ottomila compaesani”, disse il primo cittadino, “dei quali, la metà sono in America, e gli altri stanno per partire”.

Oggi è ancora così. Un rapporto curato dall’Istituto Giuseppe Toniolo, infatti, dice che l’84,4 per cento dei giovani del Sud sono pronti a partire per cercare lavoro ovunque lo si possa trovare, estero compreso, se non per primo. Quasi le due metà di cui parlava Valinoti Latorraca oltre un secolo fa. Se “partire è un po’ morire”, sperare di andar via che cos’è?

Sembra quasi non cambiare mai nulla, anche se oggi hanno il trolley e la laurea quelli che se ne vanno. Da un secolo e mezzo (buon compleanno all’unità d’Italia), da quelle terre si parte. Nella storia di ognuno dei nati a mezzogiorno del Volturno (di nuovo auguri) c’è il racconto di una migrazione. Come una tappa della propria vita, come una foto classica della propria famiglia. E l’estero o le altre regioni non sono solo un posto su delle carte geografiche, ma una casa che si è avuta, un parente da chiamare a Natale, un posto dove lavorava tua madre, dove è stato il nonno, dove è andato quel tuo amico con cui litigavi da piccolo e che ora rivedi in agosto,  come se quel migrare fosse una passaggio obbligato, una normale evoluzione delle vicende personali.

“Ma come fare non so. Sì, devo dirlo, ma a chi? Se mai qualcuno capirà, sarà senz’altro un altro come me”. Già, Rino, tranquillo: su quella soglia ci sono ancora i segni di quel nero del lutto di sempre, come ci sono ancora quei figli in Germania o chi va a Gorgonzola oppure a Vimercate. E torneranno ancora fra i loro muri a ricordare sere d’aprile e feste dei santi. Tranquillo: non è cambiato niente.

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