Qualcosa si è spezzato

“Siamo tutti consapevoli del fatto che qualcosa si è spezzato nella società italiana, altrimenti non saremmo qui”. Sono le parole con cui Stefano Rodotà, il 7 giugno scorso, ha iniziato il suo intervento all’assemblea nazionale della Coalizione sociale lanciata da Maurizio Landini. “E che questa frattura ci sia”, ha poi aggiunto il giurista, “l’hanno confermato le vicende recenti, a cominciare dalle elezioni. Il risultato elettorale ci parla di molte cose, ma ci parla di questa impressionante presenza dell’astensione, che non è il risultato dell’apatia, ma è piuttosto la certificazione della perdita della capacità rappresentativa delle istituzioni davanti a coloro i quali dovrebbero essere rappresentati”.

La presenza dell’astensione, ai ballottaggi di domenica scorsa ancora una volta elevatissima, il proprio esserci manifestato come assenza, e la perdita di capacità rappresentativa dei rappresentanti, l’irrappresentabilità avvertita dai rappresentati. Se ci pensate, quasi una serie infinita di nonsense praticati sul piano logico che appaiono terrificanti se riportati su quello politico e sociale: l’incomunicabilità fra i diversi livelli, la separazione, la rottura, appunto, l’irriconoscibilità reciproca. Il principio della frantumazione irrimediabile o, se preferite, la fine del percorso di liquidazione della società contemporanea.

Mi mancano strumenti analitici e di dettaglio, diciamo che è una sensazione, al massimo un dato intuitivo, ma credo che tale dinamica colpisca maggiormente nella parte sinistra, e che avrebbe dovuto essere popolare, della società. È lì che eletti ed elettori, delegati e deleganti non si parlano più, non si ascoltano o forse, semplicemente, non hanno più nulla da dirsi, gli uni e gli altri. Lingue diverse, sperse, disseminate fra rivoli di situazioni, contesti, accidenti, tanto che tentarne una ricomposizione è arduo. Come in una maledizione biblica, ai parlanti son state confuse le favelle. Oppure, si sono dati reciprocamente le spalle, come per allontanarsi, come per i passi a distanziare i duellanti.

E appare inutile cercare ormai di capire chi ha frainteso cosa. Quello che è certo è che alcuni fatti sono accaduti. S’è troppo spesso giocato – ed è una responsabilità di chi della rappresentanza era stato investito – sul tema della separazione fra i ruoli, della distinzione tra gli ambiti della “politica professione” e quelli della “politica passione”, sulla differenziazione di chi è chiamato a fare le scelte e decidere la strada da quanti, come muta intendenza, dovrebbero seguire e votare. Bene, non funziona in questo modo. Forse così non ha mai funzionato (infatti, la dirigenza Pci indicava la via del progresso e dell’avvenire, e il popolo votava Dc), di sicuro non è così ora.

La dico come la sento: chi era al potere, in qualsiasi forma e per qualunque situazione, ha dato l’impressione, proprio in quel campo dello scenario politico, che potesse fare a meno, e forse lo pensava davvero, del confronto continuo e del rapporto paritario con la propria base. A tratti, è parso che lì ci si ergesse a classe dirigente inamovibile o, peggio, a comparto elitario per meriti antecedenti il discorso politico e pubblico sul mandato ricevuto. Un atteggiamento di destra, che a destra funziona, a sinistra no.

Il Pd e la sinistra non stanno perdendo le elezioni perché ci sono avversari più forti e capaci, che sarebbe ovvio e naturale. Sono in affanno proprio ora che, dall’altra parte (o sarebbe meglio dire “dalle altre parti”, visto lo scenario esistente), di competitori in grado, seriamente, di spaventare non ce ne sarebbero, eppure. Eppure si perde, elettori disposti a votare, prim’ancora che voti nelle urne.

“Perché?”, uno potrebbe chiedere. “Perché no”, verrebbe da rispondergli. Se chi viene eletto fa tutto il contrario di quanto diceva di voler fare, dall’alleanza con quelli di cui ci si dichiarava avversario fino all’attuazione delle loro politiche, una per una e pedissequamente, per quale motivo chi è chiamato a votare e non condivide quelle cose, ma davvero, non per posa di parte,  dovrebbe darsi da fare per farlo eleggere?

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