Abulici e squadristi: e voi, che insegnanti siete?

In un’intervista a la Repubblica, la ministra per la Pubblica istruzione, parlando delle polemiche e delle contestazioni sulla riforma della scuola portata avanti dal Governo ha detto: “da una parte abbiamo una maggioranza di docenti abulica e dall’altra una minoranza aggressiva che strilla”. A parte lo stile e la ricercatezza dei termini, era dai tempi di Brunetta che un esponente dell’Esecutivo non si rivolgeva con tanta arroganza nei confronti del personale che dovrebbe dirigere.

Le parole di Stefania Giannini sono gravi perché lei è ministro. Ancora di più lo sono perché chi le ha pronunciate non è una Gelmini qualsiasi, ma una docente ordinaria di glottologia e linguistica. Cioè una che quando usa i termini non lo fa per sbaglio, ma perché ne conosce approfonditamente il senso, il significato e la valenza. E quindi, è lecito supporre che per la titolare dell’Istruzione gli insegnanti italiani che dal suo dicastero dipendono si suddividono in abulici, la maggioranza, e squadristi, la rimanente minoranza, in professori svogliati, indolenti e senza capacità di risoluzione e, per quanto minoritari, in violenti repressori del pensiero differente da quello che professano, dediti all’uso della forza e, all’occorrenza, capaci di menar le mani, curiosamente ignorando il fatto che, di solito, quelli sono schierati con i potenti contro i più deboli, mentre questi ai quali la categoria viene affibbiata sono deboli che contestano un potente.

Perché questo è quello che ha detto la ministra in quell’intervista. Ora, al di là e prima del merito della riforma conosciuta come la Buona Scuola, che è un florilegio di pericolose e folli decisioni, dall’eccessivo potere dei dirigenti scolastici, che avranno diritto di nomina, trasferimento e aumenti stipendiali del personale, alle prospettive di mancato sblocco degli scatti stipendiali, dal fatto che non venga risolto il problema di docenti e Ata sottopagati da usare come tappa-buchi alla mancata assunzione dei supplenti, dato che il piano previsto non risolve il problema del precariato, dal non recupero dei 250mila posti di lavoro persi in questi anni, sebbene alle elezioni il Pd diceva il contrario, alla minaccia portata con forza al diritto allo studio, al quale qualcuno vorrebbe sostituire il contributo volontario delle famiglie, detassandolo, o interventi ad hoc di privati interessati, favoriti da una legislazione compiacente e accomodante, mentre i finanziamenti statali alla scuola pubblica sono fra i più bassi d’Europa, sul campo c’è una grossa questione di metodo. Può un ministro parlare in quei termini delle persone che dovrebbe guidare? E in generale, può una classe di governo usare quel modo prepotente nell’approcciarsi con chiunque la pensi diversamente? E ancora, ciò è ammissibile in uno stato moderno e democratico?

Ho solo una speranza: che quegli insegnanti resistano a questi tentativi di attacco diretto e strumentale. Soprattutto, che si ricordino, al momento delle elezioni prossime (perché ce ne saranno altre, giusto?) del fatto che quelle norme che contestano non si sono scritte da sole e, guardando le liste elettorali, rammentino i nomi di quelli che le hanno volute, sostenute e approvate.

Ovviamente, ciò vale per gli insegnanti come per tutti coloro, che in questi mesi, sono scesi in piazza contro idee, provvedimenti e decisioni che non condividevano, avversavano o proprio denunciavano quali sbagliate, compromissorie, addirittura illiberali.

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3 risposte a Abulici e squadristi: e voi, che insegnanti siete?

  1. Teresa Apone scrive:

    Condivido tutto e sottoscrivo. Sono una docente e non dimenticherò facilmente né l’ anticostituzionalità di questa riforma, ne’ l’incompetenza e l’arroganza di chi l’ha partorita. In questa battaglia,difendo me stessa, la mia categoria i miei studenti e il futuro del paese!
    Teresa Apone (docente di italiano e latino.-Agropoli SA)

  2. Teresa Apone scrive:

    Chiaramente le parole della ministra non hanno alcun senso se non quello di qualificare chi le pronuncia. Io credo semplicemente di essere un’insegnante che crede nel suo lavoro e che è sempre più convinta che la rivoluzione culturale di cui questo paese ha bisogno debba partire dalla scuola.

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