Così è pure peggio

Ieri, il ministro delle infrastrutture ha detto che non intende affatto dimettersi, confermando in quello quanto aveva già spiegato, e che il Governo, tutt’intero, capo compreso, è lecito supporre, sta dalla sua parte. Bene, così è pure peggio.

Se possibile, nella sua autodifesa Maurizio Lupi ha aggiunto offesa al danno grave, d’immagine e fiducia, che col suo comportamento sta apportando alla Repubblica che dovrebbe rappresentare. “Mai avrei accettato un orologio, perché non mi serve. E di certo non ho bisogno di farmi regalare un abito”. Una giustificazione oltraggiosa, perché implicitamente classista. Sembra che davvero ci sia un livello di sopramondo che, per quanto i suoi frequentatori siano responsabili di comportamenti ingiustificabili, parla ai sottoposti con toni del tipo: pensate che qui ci si venda per poco, come fareste dalle vostre parti? Tanto varrebbe aggiungerci pure un “pezzenti”.

La sostanza della teoria che adduce a sua discolpa, il ministro la cerca e crede di trovarla nell’esposizione del suo status di privilegiato e nella conseguente condizione di agiatezza. Quasi a porre lo stile di vita che conduce a testimone della sua onestà per mancanza di necessità, fa in sostanza quello che i sovrani assolutisti facevano con l’ostentazione dell’opulenza sfarzosa.

È barocco il ministro nel suo muoversi quasi fosse intangibile dalle regole che valgono per gli altri, da queste ab solutus, appunto, come ampolloso, ché mai paiono lasciati al caso, nelle storie di quest’Italia tragica, i simboli e i segni, è il prezioso oggetto di regalia.

Ma il ministro dice che il Governo è con lui, e tutti spiegano, che la maggioranza degli italiani è col Governo; di cosa mai ci potremmo lamentare? Del fatto che le cose non sono come le vorremmo? E se fosse per colpa delle nostre assurde pretese?

Al punto in cui siamo, dopotutto, che senso ha chiedere le dimissioni di Lupi? E lasciare al suo posto Alfano, che garantisce per il collega come questi garantiva per Incalza? E tutti coloro che, in mesi e anni di collaborazione nel medesimo Esecutivo, eventualmente, non si sono mai accorti di nulla?

No, lasciamo tutto così com’è, che poi è da sempre la radice prima e la misura ultima del nostro “cambiamento”.

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