Uniti; per che cosa e con chi?

Al mio articolo di ieri, La vittoria e il vuoto, ho ricevuto alcuni commenti che sinceramente non ho capito. No, non per il fatto che chi mi scriveva non condivideva le tesi lì esposte (cosa che mi capita di frequente, dato che sostengo spesso – se non quasi sempre – idee non condivise da molti), ma perché, davvero, non riesco a vedere come quanto scritto abbia potuto generarli. In sintesi, mi si accusava di un pregiudizio tale allo stare dalla parte di Renzi anche nella circostanza, come quella riferita, in cui lui criticasse l’armata fascioleghista di Salvini e Casa Pound, sottolineando che, comunque, fra quelli e il partito degli Alfano e dei Lupi c’è differenza.

Una cosa per volta, cercherò di precisare il mio punto di vista. Tra la piazza di sabato a Roma e l’Ncd c’è tanta differenza da non impedire, però, ai secondi di essere alleati di buona parte dei primi in molti contesti locali e regionali e di esserlo stati al governo nazionale fino a poco tempo fa, e magari ancora in futuro. E poi, non ho mai detto che Renzi non abbia fondate e importanti ragioni nel criticare e respingere quell’impianto e quei temi, ma che usarli come spauracchio per tenere unito un fronte con realtà e protagonisti che lui stesso, appena può, asfalta e rottama, accusandoli di essere il problema del Paese e non dei compagni per le soluzioni, non è corretto né totalmente onesto. E penso e ho scritto, soprattutto, che siccome il segretario del Pd ha vinto la sua battaglia proprio sbaragliando e cancellando tutti quelli che potevano essergli di intralcio, rischia di non esserci più nessuno con cui “unirsi”, proprio perché asfaltati e rottamati, per far da argine all’eventuale frangente neroverde oltre quelli a cui è già legato o che ha inglobato. Tutto qui.

Perché il tema di una coalizione non è una cosa che si risolve nello stare insieme dinnanzi a un rischio comunemente condiviso e inteso, ma una dimensione che si pratica nella condivisione di un orizzonte valoriale e ideale e di un percorso politico per avvicinarvisi. Altrimenti, come spesso ricorda il presidente del Consiglio, si rischia di fare quella che dai suoi stessi ambienti più volta è stata definita “l’accozzaglia de l’Unione”, in cui c’era chi (come me) con Berlusconi e i suoi non avrebbe preso nemmeno un caffè, visto l’ impegno di questi ultimi nel distruggere tutto quello in cui essi credono, dalla centralità della tutela dei diritti dei lavoratori alla difesa dei valori di democrazia contro le pulsioni frutto di una visione autoritaria del primato della governabilità sulla rappresentanza, e quanti, con Berlusconi e i suoi, poi ci hanno fatto il governo e ci si sono alleati per cancellare lo Statuto dei lavoratori e modificare la Costituzione in senso governista.

Come dire: non vorrei mai trovarmi a fianco di qualcuno solo per combattere Salvini e i suoi, e poi, domani, scoprire che quel qualcuno, con Salvini e i suoi, ci ha fatto un governo e un’alleanza. Impossibile? Oddio, diciamo che ha lo stesso numero di probabilità che anni fa venivano date all’ipotesi di un’alleanza fra Berlusconi e quanti chiamavano all’unità contro il pericolo, da lui incarnato, di una deriva pericolosa per la democrazia.

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