Maggioranza di che?

“Se passa la logica per cui l’ostruzionismo blocca il diritto e il dovere della maggioranza di fare le riforme è la fine. Minacciano di non votare? Problema loro”, dichiara il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Beh, più o meno. Perché, se si parla di riscrittura della Costituzione, la maggioranza non può prescindere dalle minoranze, e non può imporre le proprie visioni, fossero anche le migliori in assoluto. Ma poi, maggioranza di che?

La vulgata ampiamente diffusa dai megafoni del potere (poi ci si chiede perché scivoliamo nelle classifiche sulla libertà di stampa) è: “da quando in qua in una democrazia a decidere sono le minoranze”. Già, appunto. Quelli che oggi si dicono maggioranza in Parlamento, in realtà lo sono esclusivamente per gli effetti di una legge elettorale (peraltro giudicata incostituzionale, a proposito di Costituzione) che tali li ha resi. La maggioranza di governo, quella che rivendica, come dice Renzi, “il diritto e il dovere di fare le riforme”, è composta dal Pd (che alle elezioni con cui nasce questa legislatura aveva il 25,4% e ha ottenuto il premio di maggioranza anche grazie ai voti di Sel, ora all’opposizione), Centro democratico (0,5%), Svp (0,4%), montiani sparsi e Udc (che in tutto non andarono oltre il 10,5%) e Ncd (che a quelle elezioni nemmeno c’era, e che a esser buoni si può accreditare del 4,4% delle ultime consultazioni a cui ha preso parte). A quanto siamo? 41%? Al massimo, volendo seguire la logica di quanti vedevano nel responso delle Europee un viatico per le riforme, la stessa può essere accreditata del 45-46%: vi pare maggioranza?

E tutto questo, tenendo presente che nessuno aveva detto che le riforme di cui si celebra l’ineluttabilità sarebbero andate in questo verso. Anzi, esattamente il contrario, dato che proprio risultati riformatori simili, quelle stesse forze che oggi costituiscono l’ossatura della maggioranza, alcuni anni fa le avevano respinte con vigore in un referendum.

Inoltre, c’è proprio un problema di fraintendimento delle questioni. Sulla Costituzione la maggioranza di governo non può imporre alcunché, proprio in considerazione che questa contiene dettami e precetti in cui ognuno deve riconoscersi. Per questo essa deve essere il frutto di una mediazione fra tutti quelli che ci sono, e per lo stesso motivo, solitamente, le assemblee costituenti sono elette con meccanismi proporzionali.

Qui, invece, siamo dinanzi a un potere costituito (e costituitosi in virtù di un marchingegno elettivo da tutti giudicato aberrante) che si fa costituente da sé stesso e determina, attraverso la ragione di quei numeri in tal modo conquistati e per fare altro ottenuti, la riscrittura di un pezzo importante e significativo della Carta fondante per il consesso civile e istituzionale.

Perché, per dirla in modo differente, qui non è in discussione il fatto che la più grande delle minoranze possa diventare maggioranza parlamentare per garantire il governo del Paese, ma che con lo stesso meccanismo essa definisca, imponendole con la forza aumentata dal sistema elettorale, le regole comuni e i princìpi fondamentali. E a quelli che difendono quel diritto-dovere di cui parla Renzi (probabilmente proprio e solo perché ne parla lui), chiedo uno sforzo mentale aggiuntivo: immaginate che la maggioranza di cui stiamo parlando fosse quella guidata dal peggiore dei vostri incubi politici.

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3 risposte a Maggioranza di che?

  1. Giuseppe scrive:

    senza contare che quelle percentuali, se vogliamo rapportarle al paese reale (anche per chi non va a votare vale la costituzione) valgono circa la metà. Circa il 50% degli aventi diritto non ha riconosciuto degne queste forze politiche. A questi possiamo aggiungere anche i voti del M5S. Quello degli assenti-esclusi è il maggior partito. Quindi il problema dei problemi non è riscrivere una costituzione ma riscrivere nell’animo dei cittadini un interesse politico che possa riconoscersi in uno dei partiti . Mi pare che Renzi sia come quei sindaci interessati solo a tagliare nastri, non importa di che cosa o come siano stati fatti i lavori : l’importante è la foto sul giornale con tanto di forbici in mano.
    PS Scusa Rocco, non ho capito da dove deriva quella percentuale del 45-46% : infatti se si segue la logica delle Europee, essa dovrebbe essere maggiore, no ? (comunque esigua)

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