Quindi, il resto è così perché così lo volevano?

Oggi è stato eletto presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un nome non gradito a Berlusconi, non votato dai suoi, digerito a malincuore da Alfano e Ncd, scelto da Renzi e dal Pd e, con soddisfazione o meno, votato da tanti, 665 grandi elettori. Bene. Ma allora si può.

Dico, se si può scegliere il garante delle regole senza tener conto dei malumori di Arcore, allora si possono anche definire queste a dispetto di quelli. Se si può spiegare ai deputati del Nuovo centro destra che non è pensabile dettare le condizioni sul capo dello Stato dal pulpito della loro inconsistenza numerica, dunque si può farlo pure su altri temi più politici. Se sono sopportabili le dimissioni di Sacconi sulla decisione per il Quirinale, ebbene le si possono rischiare allo stesso modo sulle politiche per il lavoro, sui diritti civili, sulle questioni di cittadinanza.

In questi giorni abbiamo scoperto che le prese di posizione dei diversamente berlusconiani sono minacciose quanto il nome del loro leader, e che la faccia feroce messa su dai Lupi di governo, non va oltre il perimetro di quello, il governo appunto. Diciamocela tutta: nell’opinione pubblica italiana corre il sarcasmo sulla sinistra radicale e la sua idiosincrasia alle responsabilità di governo. Ma se ne potrebbe versare altrettanto sulla neodestra radicata nelle poltrone governative, che non mollerebbero nemmeno se fossero costretti a votare per un esecutivo con Landini al ministero del Lavoro, Vendola a quello della Famiglia e Gino Strada alla Difesa (peraltro, sarebbero tre pilastri di un governo che potrebbe piacermi molto).

Inoltre, abbiamo anche assistito al primo ammutinamento serio della pattuglia dei berlusconiani ortodossi, con il loro capo in difficoltà. Tutti festeggiano l’irrilevanza del Caimano, e io mi unisco al giubilo. Ma mi chiedo: perché non ratificarla del tutto questa condizione? Perché non agire di conseguenza? Perché non prenderne atto?

Insomma, se la tesi è che il Partito democratico e il suo segretario hanno la forza e l’autorevolezza di far passare le proprie scelte, perché non lo si fa in tutti i campi? Per esempio, perché non lo si è fatto sul Jobs Act e col “decreto Poletti”, scritti in quel modo, ci hanno spiegato, perché altrimenti l’Ncd non li avrebbe votati? O perché non lo si fa sulla legge elettorale, che, ci spiegano, è prevista con capilista bloccati e candidature multiple perché altrimenti Forza Italia non la sosterrebbe? E perché non sui diritti dei nuovi cittadini o delle coppie di fatto, messi al di fuori dal novero delle priorità sull’altare delle ragioni di alleanza?

A meno che, tutte queste ultime cose e le altre, siano così perché proprio così il Pd e chi lo guida e rappresenta, in quelle stesse aule capaci di superare le resistenze e i veti di Berlusconi e Alfano su Mattarella, volevano che fossero. Certo, sarebbe una spiegazione razionale, e probabilmente anche logica, figlia di un ragionamento consequenziale “se non del tutto giusto, quasi niente sbagliato”. Però, che tristezza.

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