Come si cambia, per ricominciare

Giorgio Napolitano si è dimesso ormai da due giorni e il Parlamento, e gli altri che costituiscono la platea elettorale, sono convocati per l’elezione del suo successore a partire dal prossimo 29 gennaio. Ora, ovviamente, parte ciò che certa stampa affezionata ai refrain chiama “totonomi”. E soprattutto, quello che questo popolo appassionato di ritornelli fa ogni qual volta le tv parlano incessantemente di qualcosa: il gioco del “siamo tutti protagonisti”. E così, si diventa commissari tecnici della nazionale, esperti di regate e di navigazione o, nel specifica condizione, grandi elettori del capo dello Stato.

Fin qui tutto normale e sostanzialmente comprensibile. Quello che non capisco è come possano quelli che contestavano la scelta di Marini perché concordata con Berlusconi, sostenere oggi che il nome del nuovo presidente della Repubblica debba essere concordato proprio con Berlusconi. D’altro canto, non vedo come possa criticare adesso la scelta di condividere tale nome con Berlusconi chi allora con lo stesso decise quello di Marini.

È curioso, certo, ma anche un simile capovolgimento di punti di vista e orizzonti non è affatto straordinario. Insomma, in questa occasione qualcuno che ha perso il congresso del Pd può tentare all’ombra dei catafalchi quirinalizi la rivalsa, rifiutando i frutti dell’albero del Nazareno, come all’epoca chi aveva perso le primarie da candidato alla giuda della coalizione fece stoppando l’indicazione del sindacalista abruzzese perché scelto fra gli stucchi di palazzo Grazioli.

“Come si cambia, per ricominciare”, canta Fiorella Mannoia. Dopotutto, anche prima si è cambiato e ricambiato non poco, per trovarsi al punto di partenza e rifare le cose che già si erano fatte, e che nel mentre le si faceva si tentava di disconoscerle criticandole.

Infatti, quelli che non vollero Marini per timore, dicevano, della trattativa col Cavaliere, poi votarono Napolitano con la promessa, sapevano, di quell’accordo. Anzi, di tale collaborazione, l’elezione di Napolitano fu in un certo senso contemporaneamente figlia e madre, quasi come i dogmi di fede, ché appunto si accettano così, senza discutere e senza poter essere discussi, come questi fu votato da parlamentari silenti, quando non plaudenti pure dinnanzi agli sferzanti toni e alle severe parole che chi avevano appena votato rivolgeva loro.

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