Cinico caffè

Questa mattina, al bar.

L’Uno: “un paio di sere fa, ho beccato in tv delle repliche di uno spettacolo con Chezzo Zalone. A un certo punto ha detto alla presentatrice di aver conosciuto Antonio Cassano al liceo. Lei gli ha chiesto, stupita, se loro davvero avessero fatto il liceo e lui ha risposto di no, ovviamente, spiegando che andavano là davanti solo a prendere in giro quelli che ci studiavano. ‘Pensa’, ha aggiunto, ‘tanti libri per guadagnare al mese quello che io e Antonio facciamo in un’ora; poveretti’. E dagli torto”.

L’Altro: “beh, sì. Ma esiste anche il prestigio sociale, mica solo i soldi”.

L’Uno: “come no? Infatti, mica ci sono solamente calciatori e personaggi dello spettacolo ignoranti come capre. Guarda ai governanti e ai parlamentari. E poi, Zalone è pure laureato, solo che i soldi li fa facendo il cretino. Come avvocato, forse a stento si sarebbe pagato i contributi per la vecchiaia”.

L’Altro: “però così allora è tutto finito, la scuola, l’università, la cultura?”.

L’Uno: “e sarà mica colpa di Cassano? La colpa, se c’è, è degli amici suoi (rivolto a me), dei politici, sono loro che hanno dato il posto da senatore a quello che non si capisce se è lui o l’imitazione di Crozza (Razzi), o da ministro a quella dei cani (Brambilla, credo) o del tunnel da Ginevra al Gran Sasso (Gelmini, di sicuro). E pure dalla sua parte (sempre parlando di me), quella, come si chiama, Ladylike (Moretti), o il tizio che è altezzoso manco fosse un premio Nobel, mentre è sindaco solo perché chi c’era prima di lui gli ha lasciato il posto bell’e pronto (Nardella)”.

L’Altro: “e tu (guardandomi), tu non dici nulla? Sta facendo a pezzi tutto ciò in cui credi e non rispondi?”.

Io: “già, a pezzi. Ma non è stato lui. Dopotutto, se li votano… I caffè li offro io”.

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