La politica fatua

“Contrapporre alla conoscenza distinta e compiuta, o alla conoscenza che sta cercando o esigendo il proprio compimento, questa razza di sapere, che cioè nell’Assoluto tutto è uguale, oppure gabellare il suo Assoluto per la notte nella quale, come si suole dire, tutte le vacche sono nere, tutto ciò è l’ingenuità di una conoscenza fatua”. Così Hegel, nella Fenomenologia dello spirito, rispondendo alla pretesa di Schelling di intendere l’Assoluto quale unità indifferenziata e indistinta, unione mistica di soggetto e oggetto, finito e infinito.

Questo, sul piano della conoscenza. Sul piano della politica, invece, quella unità indistinta e indifferenziata, non genera alcun problema e le vacche, da nere, colore ancora troppo definito, si fanno grigie, e vanno bene a tutti, a quelli di destra e a quelli di sinistra. Perché le ideologie non ci sono più, che diamine. E le politiche che servono, non sono né di una parte, né dell’altra, ma semplicemente, e definitivamente, giuste.

Nessuno chiama fatua, con le parole del filosofo tedesco, una siffatta politica. Tutt’altro: essa è concreta, realista, pragmatica. Parole fatue anch’esse, se non declinate nell’aggettivazione delle loro qualità e nella spiegazione dei loro effetti, e che spesso servono solamente a coprire un interessato, quanto manifesto, opportunismo utile a rimanere sempre in auge e a null’altro.

Eppure, la politica, se non è discorso nella contrapposizione di visioni diverse, anche se inconciliabili, pure se conflittuali, allora diventa una melassa impraticabile. E dalla melassa ci si fa giusto il rum, per ubriacare i marinai che così non sanno più come combattere il leviatano che li assoggetta.

I marinai svegli, viceversa, ubriacano il mostro per accecarlo, non se ne lasciano irretire. E la strada di Ulisse, che anche a costo di farsi legare all’albero della nave, vuole ascoltare le sirene per provare a capire; perché con la conoscenza forse si rischia l’espulsione dall’Eden, ma è da essa che ha inizio il mondo, con essa che ci si cresce, attraverso di essa che Telemaco diviene adulto come il padre.

No, meglio non conoscere, meglio rimanere a guardare in tv l’ultima fiction sul paradiso promesso, in cui non ci saranno le cose di sinistra e quelle di destra, ma i fatti giusti, gli atti concreti, le decisioni pragmatiche. E non farà niente se molte di quelle cose che non sono né di destra e né di sinistra, ad alcuni sembreranno proprio di destra, come la lotta ai diritti dei lavoratori, l’attacco alle loro organizzazioni, l’aggressione alle proprie parole di libertà, uguaglianza e giustizia sociale; se a coprire questa visione ideologicamente deideologizzata saranno quelli che si dicono di sinistra, tutto andrà bene, no?

Anche perché, la nuova sinistra, come quella degli anni ottanta del secolo scorso, è la sinistra delle opportunità, e piace tanto pure a quelli che vogliono una destra nuova e rinnovata. Così tanto che le politiche fatte da quella sinistra, a quelli della destra piacciono al punto che non sembra loro vero di poterle fare da ministri avendo perso le elezioni e facendosele pure votare da coloro che non le volevano nemmeno sentir nominare.

No, nessun rimpianto, la nuova politica è così: fast and smart, e con quel tocco di glamour che non guasta mai. Deve muoversi con agilità, barcamenandosi fra le onde del consenso inseguendo, come un surfista allenato, quella più giusta. E quasi non deve farsi avvertire, lieve come l’aria, leggera come un alito di vento, fatua, appunto, come quei fuochi “che non lasciano cenere, non sciolgon la brina”.

Questa voce è stata pubblicata in filosofia - articoli, libertà di espressione, politica e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento