In un certo senso, ha ragione Orfini

Dice il presidente del Partito democratico: “evidentemente, quando ti candidi a governare il Paese e perdi le elezioni, la legislatura va avanti, perché siamo in una democrazia parlamentare, ed è doveroso, per mandarla avanti, cercare degli accordi, quindi non ti puoi attenere scrupolosamente a quel programma”.

E fin qui, onestamente, il ragionamento regge e fila, anche se suona paradossale il fatto che si siano “perse” le elezioni, ma si stia al governo. Poi Orfini continua: “d’altra parte, noi abbiamo fatto le larghe intese all’inizio della legislatura, addirittura insieme a Berlusconi, e non era certo nel programma elettorale”.

Un capolavoro, davvero e senza ironie. In sintesi: siccome ci siamo già macchiati del peccato originale di un governo fatto con Berlusconi, vale tutto. Vale non rispettare il nostro programma elettorale, vale sconfessare quelli che venivano sbandierati come valori, vale dirsi di sinistra votando le leggi che ci facevano saltare sulle sedie e scendere in strada quando le faceva la destra. Perché anch’io, come Orfini, “trovo curioso che dal lunedì al venerdì si votino i provvedimenti del governo e il sabato si vada a manifestare contro il governo in piazza”, ma soprattutto perché è curioso che quei provvedimenti vengano votati da quelli che li ritengono sbagliati a tal punto che, se li avessero approvati gli altri, avrebbero fatto le barricate.

Insomma, per il presidente del Pd vale tutto, tranne pensare che si possa interrompere una legislatura, per altro viziata nella composizione e nei numeri da una legge elettorale giudicata non conforme ai principi costituzionali da una sentenza della Consulta. Certo, parlare di questo espone all’accusa di demagogia, mentre è più logico che proprio quel Parlamento così eletto si dedichi a cambiare la Costituzione o impantanarsi nella scelta dei giudici costituzionali, come accadde quando quel giudice “giudicò chi gli aveva dettato la legge: prima cambiarono il giudice e subito dopo la legge”.

A Orfini e a tutti coloro che la pensano come lui, mi permetto di rivolgere solo un appello, quasi una preghiera. Votate quello che ritenete più opportuno, per carità, siete stati eletti per quello. E ripresentatevi di nuovo alle elezioni; la forza e il diritto sono con voi, nessuno lo nega. Però, la prossima volta che vi candiderete e che farete campagna elettorale, per rispetto delle vostre parole, se non delle nostre intelligenze, non parlate più di sinistra, idee, valori, e nemmeno di progetti. Chiedeteci pure il voto ma, in tutta onestà, dicendoci che il vostro programma è e sarà: “dipende”.

Vi voteremo? Beh, come per il programma…

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