La guerra silenziata

Sì, lo so, l’Is è un’accolita di pazzi tagliagole e criminali senza alcun onore. So anche che non è tollerabile che un gruppo terrorista tenga a ferro e fuoco interi Stati e regioni, sfruttando la povertà e piegando la popolazione locale con la forza delle armi e il controllo dell’unica ricchezza che lì c’è, quel petrolio per cui troppo spesso s’è combattuto.

So tutto questo, e però. E però non sono ancora convinto che l’unica soluzione sia sempre e solo la guerra, i missili lanciati dalle navi e le bombe sganciate dagli aerei. Non riesco a farmi una ragione del fatto che il tempo passa per tutto, tranne che per il modo in cui i popoli regolano i loro conti.

Ricordate i bagliori verdi e quelle luci da videogioco che riempivano gli schermi delle nostre tv più di vent’anni fa? A quell’epoca, nomi come tomahawk e F-18 Hornet diventarono familiari nelle nostre case, ripetuti dai tg e riportate in ogni didascalia dei quotidiani. Oggi a quelli si aggiungono i droni, ma la musica non cambia, seppure qualche strumento è diverso.

Ciò che manca, è il rumore contrario. In ogni singola guerra combattuta da dopo il secondo conflitto mondiale, il movimento pacifista non ha mai fatto mancare la propria voce. Ora è silente. Ed è come se fosse stata silenziata la guerra stessa. Nei notiziari passa come quarta o quinta notizia, dopo l’aumento delle tariffe per l’energia elettrica e appena prima del matrimonio di George Clooney.

Se ancora servisse una dimostrazione dell’omologazione culturale alle regole e alla dottrina del pensiero unico dominante, eccola: non c’è più un pensiero alternativo, nemmeno dinanzi al più importante limite che impone la nostra cultura democratica e la stessa Carta costituzionale, l’uso della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.

Anche quello era un discrimine tra la destra e la sinistra, anche quella era una connotazione importante nel fare politica di una parte o dell’altra. Ora siamo qui, con il Parlamento più giovane e, così dicono, più di sinistra, che potrebbe trovarsi ad approvare la nostra partecipazione in un conflitto armato senza battere ciglio, nella totale assenza di voci dissonanti.

E qualora una di quelle voci si alzasse, sarebbe in assoluta minoranza. Ma ormai dovremmo aver imparato “quale compito prezioso in certi momenti può essere assolto pure da piccole minoranze, che è un modo di dire, di criticare, ma anche di agire e di impegnarsi nella lotta”, e perché “in certi momenti no, proprio no, non si può tacere”.

Però quello era Ingrao, ed era tutto un altro mondo, sebbene solo il 23 agosto del 1990 e per quanto le terre che sarebbero di lì a poco finite sotto le bombe fossero sempre e ancora quelle che esplodono in questi giorni tristi.

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento